domenica 18 luglio 2010
sabato 3 luglio 2010
Relazione di candidatura del Segretario Andrea Neri al congresso di circolo 2010
Cambiare si può, basta volerlo. L’Italia è un grande paese, ha le risorse e le potenzialità per poter essere uno dei paesi più avanzati del mondo. Purtroppo queste potenzialità avrebbero bisogno d’un governo che sapesse metterle in un unico disegno di sviluppo guardando al futuro e al bene del paese. Invece il governo attualmente in carica pensa solo al quotidiano senza minimamente preoccuparsi del domani, e nonostante le affermazioni di Berlusconi, è il governo che ha più potere dal dopoguerra. Il capo del governo nomina e revoca i ministri, il parlamento non discute nulla e vota continuamente, a colpi di fiducia, testi blindati modificati dopo la firma del capo dello Stato. Per non dimenticare i parlamentari scelti dalle segreterie di partito, grazie alla legge porcata di Calderoli, e quindi nel caso del PDL scelti direttamente da Berlusconi. Sostanzialmente, stiamo vivendo non più in una repubblica parlamentare ma, bensì in una sorta di monarchia che di costituzionale ha ben poco. Purtroppo, il disegno massonico d’acquisizione e mantenimento del potere è stato pian piano negli anni messo in pratica ed oggi ne vediamo i risultati. Le televisioni e quindi l’informazione nelle mani del solito gruppo di persone che detiene anche il potere legislativo ed esecutivo porta ad una alterazione giornaliera della realtà dei fatti per orientare l’opinione pubblica nella direzione prescelta. Rimane libero, per ora, il potere giudiziario anche se ben delimitato da tutte le leggi ad personam fatte negli anni dai vari governi Berlusconi. Se aggiungiamo a questo quadro disarmante l’immobilismo nei confronti della più grave crisi economica e occupazionale del dopoguerra la situazione è veramente preoccupante. Siamo di fronte ad un governo che non solo non investe nulla nel presente ma taglia sul futuro. Infatti, i settori più vessati in questi anni sono la scuola, la ricerca, la cultura e gli enti locali facendo pagare il conto ai ceti medio-bassi ai quali viene tagliato presente e futuro. Il PD deve mettere in campo tutte le energie, le idee e le proposte per poter andare al governo del paese. Fino ad oggi non siamo ancora riusciti a mostrare ai cittadini la nostra proposta per cambiare il paese. Finché la sfida rimarrà su un campo coservatoristico con i vizi e i difetti del nostro paese, vincerà sempre la destra. Sono molti gli elettori disorientati, e molti gli astensionisti, e noi non possiamo continuare a flagellarci pensando al 4% dell’ Udc o al 2-3% della sinistra radicale. Quando abbiamo di fronte un 30% di astensionismo, e una buona fetta di elettorato disposto a cambiare il suo voto è indispensabile mettere in campo una proposta forte di alternativa di governo del paese che possa convincere le persone che cambiare si può.
Il Partito Democratico è uno straordinario strumento, da questo punto di vista, proprio per le sue caratteristiche non identitarie e non ideologiche; un partito nato dall’incontro di diverse esperienze riformiste che costruisce la sua proposta politica e la sua identità strada facendo. Si deve smettere di parlare di questioni intestine ed è necessario parlare con più chiarezza ai cittadini. Se il PD riuscirà a mettere il cittadino e il bene comune al centro della propria azione politica quotidiana si farà un grande passo in avanti. Si deve partire dai settori dove si è abbattuta la mannaia del governo Berlusconi, come la scuola e la ricerca. Per investire nel futuro e cercare di cambiare il paese, è necessario investire ogni risorsa possibile nella scuola mettendo in campo politiche d’integrazione per creare una società multietnica e solidale, abbattendo i muri innalzati dalla destra in questi anni. La ricerca deve essere sostenuta e incentivata, altrimenti non potremmo mai competere con gli altri paesi senza abbassare il livello dei diritti dei lavoratori, come si sta già facendo. Gli italiani i sacrifici li sanno fare, però deve esserci uno scopo e un equità di contribuzione se no pagheranno sempre i soliti e sempre i soliti la faranno franca. Lo sviluppo economico deve essere legato alle energie rinnovabili, dove avremmo tutte le risorse per essere leader nel mondo, e devono essere valorizzati i paesaggi, le coste, i centri storici, le intelligenze e le migliori energie che abbiamo a disposizione.
Il nostro circolo, in questi anni, ha lavorato su tematiche concrete, cercando di recuperare un rapporto fiduciario con i cittadini. Il comitato costituente ha lavorato sull’analisi della crescente disaffezione da parte dei cittadini alla politica, cercando le possibili risposte. Quest’analisi è stata sintetizzata nel documento dei valori del nostro circolo, che ho cercato di applicare nel corso del mio primo mandato. Questi valori e regole che ci siamo dati sono diventati la linea politica portante dell’azione del circolo che ha prodotto quel ricambio di classe dirigente nell’amministrazione comunale che è stata sostenuta e riconosciuta da un importante consenso elettorale. Giusta è stata la scelta di iscrivere al nostro circolo solo chi volontariamente ne faceva richiesta, ed aveva voglia di partecipare. Questa campagna ha prodotto ad oggi 150 iscritti, veri, partecipanti, che non si iscrivono per un congresso o per fare piacere a qualcuno ma si iscrivono perché credono nel PD, nel valore della sua funzione civile, e hanno voglia di dare il proprio contributo per migliorare le cose. In questi tre anni molto è stato il lavoro per organizzare le funzionalità di un Partito appena nato; ed oggi abbiamo una struttura organizzativa ben consolidata e funzionante. Un finanziamento trasparente, grazie al contributo degli iscritti, degli amministratori e dei volontari che permettono di poter realizzare la Festa Democratica, che costituisce la maggior entrata nelle nostre casse.
L’impegno che oggi mi posso assumere per il prossimo mandato è di abolire le campagne elettorali! Questo è lo slogan con cui mi voglio candidare a guidare il Pd di Castelnuovo Magra per il secondo mandato. Grazie a Castelnuovo Democratica, volantino di comunicazione politica del nostro circolo, che sta riscuotendo sempre più successo, possiamo radicarci sempre di più nel territorio. Abolire le campagne elettorali è sicuramente provocatorio, ma porta con se una grande volontà, quella di fare politica quotidianamente. Castelnuovo Democratica diventa lo strumento attraverso il quale i nostri amministratori e militanti possono, durante tutto l’arco dell’anno, bussare alla porta dei cittadini, e oltre a consegnare il documento cartaceo, possono cogliere l’occasione per poter costantemente interagire con loro. Questi metodi hanno intrinseca la volontà di fare politica quotidianamente, istaurando un rapporto diretto con la cittadinanza facendo recuperare credibilità alla politica. La sintesi di questo lavoro la si può ritrovare nel documento dei valori allegato al documento del circolo, sul Congresso provinciale, nei quali mi riconosco, facendoli parte integrante della mia proposta di candidatura. Oltre alla campagna porta a porta con Castelnuovo Democratica porteremo avanti iniziative politiche su temi più importanti, cercando di parlare il meno possibile di noi stessi e il più possibile dei problemi dei cittadini. Esempio ne è stato l’ultimo numero del giornalino dove abbiamo dedicato molto spazio alle questioni propagandistiche della lega nord tentando di fare un lavoro analitico sulle contraddizioni, e sui danni causati da tale retorica propagandistica . Legato a queste tematiche abbiamo organizzato un incontro con Pippo Civati, scrittore del libro”REGIONE STRANIERA”, nel quale sono state affrontate le tematiche dell’immigrazione, dell’integrazione e dei danni provocati dalle azioni della lega nord. E’ proprio il successo di iniziative come queste che ci incentiva ad organizzarne altre simili , su tematiche altrettanto importanti .Noi democratici castelnovesi ce la metteremmo tutta per contribuire al rafforzamento, all’affermazione e al successo del PD, per poter andare al governo del paese sperando in un futuro migliore. Cambiare si può, basta volerlo.
Castelnuovo Magra 26-06-2010 Andrea Neri
-ALLEGATO 1
MANIFESTO DEI VALORI DEL PARTITO DEMOCRATICO CASTELNUOVO MAGRA
Il Partito Democratico a Castelnuovo Magra è nato dalle idee, dal contributo e dalla passione di tante persone che con il loro impegno hanno dimostrato che un altro modo di fare politica è possibile. L'esigenza di dar vita al PD nasce dalla consapevolezza della profonda crisi della politica nel nostro paese, che ha generato scetticismo , rabbia, rassegnazione nell'opinione pubblica; al punto di far parlare di “emergenza democratica”. Il PD non nasce per garantire la sopravvivenza di una classe dirigente. Nasce per rigenerare la democrazia in Italia. Non è un'operazione di “maquillage” politico, non risponde ad un'esigenza estetica, ma ad un'esigenza democratica. E' essenziale che i cittadini ritornino a sentire la necessità e la possibilità di una reale partecipazione, sapendo di poter contare,di essere determinanti nel “concorrere a determinare la politica nazionale “ (art 49 della Costituzione). Perché questo accada, il PD deve essere un partito nuovo. Partito: luogo che accoglie le istanze e le domande della società, facendosene portatore presso i livelli decisionali ed esecutivi. Nuovo: perché privo dei vizi che hanno allontanato le persone dalla partecipazione. Nuovo: soprattutto nelle regole, tra cui riteniamo fondamentali le primarie per la selezione della rappresentanza dei cittadini a tutti i livelli, in base alla qualità della politica, alle competenze, all'esperienza e allo spessore etico, senza distinzione di sesso o di età, senza discriminazioni nei confronti di alcuno; dovranno essere garantiti gli spazi, a parole tanto celebrati, alle donne e ai giovani. Quindi vanno rifiutati i doppi, tripli incarichi (per doppio incarico si intende:doppio incarico amministrativo, incarico amministrativo esecutivo o monocratico e monocratico ed esecutivo di partito nel solito livello, incarichi monocratici ed esecutivi di partito e presidenza d’enti a nomina politica, presidenza d’enti a nomina politica e incarichi amministrativi); gli incarichi a vita e il perpetuarsi della nomenclatura. Bisogna riaffermare la separazione tra amministrazione e partito. Né un Sindaco, né un Assessore devono avere ruoli esecutivi nel partito e il partito deve saper costruire una dialettica sana e costruttiva nei confronti dell’Amministrazione Comunale. Un partito asservito all’Amministrazione, costituisce un’ulteriore chiusura per i cittadini che faticano a riconoscersi in essa, non si tratta di procedere su strade diverse, ma di rappresentare al meglio la democrazia, offrendo spazi e possibilità di dialogo e di confronto. Allo stesso tempo, un partito dinamico e creativo, può costituire stimoli e spunti interessanti per tutto il gruppo consiliare e per la giunta, contribuendo e arricchendo la realizzazione del programma di legislatura. Basta rispettare delle regole semplici ed universali per consentire un ricambio ciclico della classe dirigente regolando il numero dei mandati, in qualsiasi arco di tempo possano esser ricoperti, in un massimo di 2 mandati per il sindaco, gli assessori oppure altri incarichi amministrativi monocratici o esecutivi e 3 per i consiglieri. Gli amministratori devono portare a termine i loro mandati. Quindi va impedito che ci siano candidature ad altri incarichi per chi non ha ancora terminato il proprio mandato. Il PD deve essere un partito giovane? Non vogliamo confondere la giovinezza politica con quella anagrafica; ci sono giovani, soprattutto in politica, che sono già vecchi nella logica che li guida, sopraffatti come sono dalle preoccupazioni per la carriera pluridecennale che li attende in futuro. Per questo condividiamo una frase di R. Kennedy, ricordata da Barak Obama davanti agli studenti dell'Università de Massachussets “Il mondo ha bisogno delle doti della gioventù; che non è una stagione della vita,ma una categoria del pensiero, una forza di volontà, una dote dell'immaginazione, una predominanza del coraggio sulla timidezza, un desiderio di avventura che prevalga sull'amore per le comodità”. La politica non può fare a meno della giovinezza, ma non è attraverso la cooptazione che potranno emergere le personalità di cui il nostro paese ha bisogno. I nostri riferimenti ideali sono espressi chiaramente nel Manifesto per il PD che afferma: “Intendiamo partecipare allo sviluppo del modello sociale europeo, rilanciandone i due principi ispiratori: la valorizzazione dell'iniziativa , dei talenti e dei meriti; la promozione di un tessuto sociale solidale...”. Il PD, deve saper “conciliare equità e merito”, in quanto uno dei suoi principali compiti è quello di rifondare eticamente la politica e di dimostrare che è possibile far corrispondere alle parole i fatti. Del tutto attuale, quando si parla di riferimenti ideali resta la nostra Costituzione; vi troviamo la centralità della persona, il principio di uguaglianza, il diritto-dovere al lavoro, la solidarietà fiscale, il ripudio della guerra, la laicità dello stato, il rifiuto dell'agnosticismo etico dello stato, il federalismo, il carattere parlamentare della repubblica.
Il discorso sui valori non è un discorso superfluo per un partito politico, soprattutto per il Partito Democratico che nasce dall’incontro di diverse esperienze politico-culturali. E' importante, a tal proposito ricordare la distinzione tra partito e governo: il partito è la sede dell'ascolto, dell'osservazione e dello studio delle esigenze, della loro elaborazione, secondo determinati principi, in un insieme di obiettivi; il governo e l'amministrazione della cosa pubblica sono le sedi della mediazione, del compromesso (inteso non come spregevole atto di opportunismo, ma come frutto di un incontro “alto”, che tenga conto anche delle istanze degli altri, per realizzare insieme quanto è nelle possibilità, dato un certo contesto). Uno degli obbiettivi principali che il PD deve avere è restituire forza e credibilità alle istituzioni dello stato e della politica è . Perché tra cittadini e istituzioni si colmi quel vuoto che genera ciò che passa attualmente sotto il nome di “antipolitica”. Limitarsi a catalogare questo fenomeno come qualunqiuistico serve a poco. Nell' ”antipolitica”, ci sono anche una protesta e una richiesta di rispetto da parte dei cittadini; un sempre maggior numero di essi percepiscono nei “politici” non più coloro che sono stati deputati a rappresentarli, ma una casta a sè stante che opera a suo proprio vantaggio, lontana dai problemi e dagli interessi dei più. Un recupero di questo malcontento, che ampliandosi, potrebbe sfociare in una deriva populista, non è cosa che il PD possa ignorare. Tale recupero potrà avvenire solo se le istituzioni parlamentari, di governo e di partito si dimostreranno capaci di dar forma a un'azione basata su principi condivisi e sulla massima trasparenza. I cittadini saranno maggiormente disponibili a sentirsi coinvolti nella cosa pubblica, quanto maggiormente le istituzioni sapranno dimostrare consequenzialità tra le parole e i fatti. Lo spettacolo del detto e del contraddetto, il ridurre ogni affermazione ad opinione soggetta a cambiare secondo dell'esigenza del momento e dei propri interessi, la sottovalutazione dei fatti e il rifiuto di un bilancio critico su quanto si è fatto per favorirli o per impedirli;le promesse fatte già sapendo che non verranno mantenute; rispetto a tutto ciò, il PD è chiamato a dar segni di profonda discontinuità. Tagliare i costi della politica e ridurre gli sprechi del governo, del parlamento, e delle restanti amministrazioni pubbliche. Siamo contro gli sprechi. La riduzione della spesa deve procedere, a nostro giudizio, di pari passo con la sua qualificazione . La politica costa. Il suo prezzo è garanzia di democrazia, ma deve costare il giusto. Se è vero che tutti devono pagare le tasse (seguendo un criterio di giustizia sociale e di progressività nella contribuzione- art. 53 della Costituzione-), è anche vero che ogni euro pubblico gettato al vento è un furto che avviene alle spalle dei cittadini. Pagare le tasse appartiene ai doveri del cittadino; il dovere di chi li amministra è di investirli in suo favore, seguendo principi di equità e di efficienza. Queste esigenze, largamente presenti nel paese, dovranno guidare le scelte politiche sia a livello nazionale che a livello locale. Il fatto che il PD si configuri come partito federale, favorisce lo sviluppo di una maggiore attenzione ai singoli territori, talmente differenziati, in Italia, da determinare localmente una varietà elevata di problemi e necessità. A differenza, quindi, dei partiti con una forte connotazione centralistica il PD gioca la sua scommessa in gran parte nella dimensione locale, con le sue relative componenti economiche, sociali, culturali e ambientali. Ci auguriamo che il PD sappia essere Federale nei programmi e Universale per quel che riguarda i principi di fondo e le linee guida. Un partito che pur ponendo attenzione alle peculiarità regionali, contribuisca a un rafforzamento del senso civico e di appartenenza nazionale.
-ALLEGATO 2
DOCUMENTO DEL CIRCOLO PD CASTELNUOVO MAGRA SUL CONGRESSO PROVINCIALE PD 2010
Il Partito Democratico è nato con una missione, cambiare la politica per cambiare l’Italia. Il nostro paese ha difficoltà strutturali, che insieme alla crisi economia internazionale, incidono molto nella qualità della vita delle persone. In questo quadro, sono insopportabili vent’anni d’immobilismo politico. Il nostro paese ha bisogno di una guida che sappia veramente cambiare l’Italia. La storia ci insegna che le cose possono cambiare, ma ci vuole la volontà di farlo, consapevoli che sia nel Risorgimento che nella Resistenza, furono minoranze ben più marcate a cambiare il destino dell’Italia. Il PD deve diventare uno strumento utile nel quale gli elettori possano riconoscersi. Riformista certo, ma agile nelle decisioni, con regole certe che non cambino a seconda della convenienza e con una forte proposta politica per l’Italia del futuro senza più steccati e conflitti sociali esasperati. Ricreando una coscienza che sia di cittadinanza democratica, con alto senso civico e di partecipazione, che ricostruisca le basi per superare le divisioni generate nel mondo del lavoro, dal presunto riformismo berlusconiano di Brunetta e Sacconi, vincendo le contraddizioni dei tagli di Tremonti e smascherando le ambiguità della Lega. Il prossimo congresso provinciale servirà per discutere le proposte politiche da mettere in campo per percorrere la strada del cambiamento, rafforzando e rinnovando il partito dal basso, con il coinvolgimento di nuove e salutari energie dei territori, approfondendo il nostro radicamento. Sono molte le cose che non hanno funzionato nel partito provinciale in questi due anni, come una sistematica riproposizione d’una storia già vissuta. Anche se stiamo cercando di superare i vecchi vincoli territoriali, le ultime elezioni regionali, hanno comunque messo in evidenza la carenza d’autorità del coordinamento provinciale, che non ci ha permesso di usare al meglio tutto il potenziale umano e intellettuale che abbiamo a disposizione, su tutto il territorio provinciale, in modo costruttivo e collegiale. La direzione deve essere un grande circolo dove le migliori risorse umane possano emergere indipendentemente dal percorso politico o dalle mozioni. Il coordinamento provinciale deve essere la casa di tutti i democratici, soprattutto gli ultimi arrivati, creando condizioni di accoglienza e di fiducia. Il dibattito congressuale non dovrà essere basato sulla discussione delle personalità o sulle appartenenze del passato. Sarà fondamentale creare una direzione provinciale non costruita con il bilancino delle correnti, ma che possa, il più possibile, rappresentare un forte segnale di rinnovamento. La prossima direzione dovrà essere pienamente legittimata e rappresentativa dei territori, delle sensibilità, delle competenze, del talento, della volontà disinteressata e distaccata. Solo così potrà decidere la linea politica del PD provinciale in modo che possa rispondere con puntualità e responsabilità alle aspettative dei cittadini, riconquistando centralità sui temi fondamentali e guidando le principali scelte amministrative. Occorrono regole certe e a tutti i livelli sulle candidature, coinvolgendo finalmente con franchezza i circoli come ha detto Bersani. Basta con le campagne d’ascolto alla vigilia di ogni scadenza elettorale a cose già decise. E’ assurdo che sulle candidature a coordinatore provinciale, non si sappia ancora niente di preciso, mostrando ancora una volta il solito sistema di rendere impossibile qualsiasi valutazione e proposta alternativa. Riteniamo che per un evento così importante come il rinnovo dell’assemblea, della direzione e del coordinatore provinciale, occorra un regolamento certo, trasparente e il tempo necessario per raccogliere le possibili candidature e per far conoscere agli iscritti le piattaforme programmatiche. Se da questo congresso non usciremo con un PD che torni ad essere il luogo di coordinamento politico vero, che discuta e prenda le decisioni importanti nelle sedi opportune e che decida una linea politica chiara, si correrà il rischio di trasformare il partito provinciale nella sommatoria dei comitati elettorali dei più potenti. Vorremo invece che si discuta e si decida quale tipo di partito serva al Paese e che i criteri di meritocrazia siano alla base delle scelte che faremo. Altrimenti sarà tutto inutile e continueremo ad non essere capiti dagli elettori. Il congresso dovrà servire anche per aprire una seria riflessione sulla capacità espansiva e sul come attuarla, senza vincolarsi e precludersi necessariamente alle alleanze a tutti i costi.
Non sono più i tempi dell’autosufficienza, e questo può anche essere considerato un valore in una società democratica moderna e avanzata, ma devono finire anche i tempi della subalternità. Non possiamo scimmiottare oggi il berlusconismo e domani Bossi, fieri di essere diversi da Di Pietro, schiacciando l’occhio a Casini. Dobbiamo ritrovare un nostro pensiero politico, rigenerandoci intellettualmente e culturalmente. Se la società dei collettivi ha perso, l’individualismo non vincerà. Nessuno può illudersi di risolvere i problemi moderni da solo, accumulando ricchezze e divari. Il mondo esploderà se il pensiero imploderà, temi come la pace e la giustizia sociale in un mondo occidentale in crisi economica stringente, il lavoro e lo sviluppo sostenibile, l’ambiente e le risorse energetiche alternative, la povertà e la salute pubblica, non saranno mai risolte dall’egoismo e l’individualismo. Noi dovremmo mettere al centro delle nostre politiche il concetto del fare comunità. Altrimenti la festa finirà presto anche per chi sta meglio, finirà tutto se non ci sarà una presa di coscienza globale su cosa stiamo rischiando. Davvero e subito, la politica e il governo pubblico devono riconquistare terreno sul mercato e le speculazioni finanziarie. Dobbiamo rappresentare questa presa di coscienza, dimostrando di aver capito le cause della disaffezione da parte del nostro elettorato e dei cittadini in generale, dalla politica. Se riusciremo a fare questo, restituendo un’etica sincera al far politica, ci accorgeremo presto dell’immenso potenziale di recupero di rappresentanza che abbiamo di fronte. Quello che vale per il congresso provinciale, vale anche per i congressi comunali dove bisogna riaffermare la separazione tra amministrazione e partito. Né un Sindaco, né un Assessore devono avere ruoli esecutivi nel partito e il partito deve saper costruire una dialettica sana e costruttiva nei confronti dell’Amministrazione Comunale. Un partito asservito all’Amministrazione, costituisce un’ulteriore chiusura per i cittadini che faticano a riconoscersi in essa, non si tratta di procedere su strade diverse, ma di rappresentare al meglio la democrazia, offrendo spazi e possibilità di dialogo e di confronto. Allo stesso tempo, un partito dinamico e creativo, può costituire stimoli e spunti interessanti per tutto il gruppo consiliare e per la giunta, contribuendo e arricchendo la realizzazione del programma di legislatura.
Se riusciremo a fare quanto è contenuto in questo programma, potremo dire di aver fatto il nostro dovere per aiutare Bersani nel portare a termine il suo mandato, con i successi che tutti auspichiamo e per cui lavoriamo.
Il Circolo del Partito Democratico di Castelnuovo Magra
Organismi dirigenti PD Castelnuovo Magra legati alla candidatura a segretario di circolo di Andrea Neri.
Vice-Segretario: Montebello Daniele
Tesorieri: Bardi Paolo, Costi Giorgio
Responsabile organizzazione: Orlandi Marco
DIRETTIVO DI CIRCOLO
Fusani Ulderico Battaglia Giusta
Giacomelli Lucio Bianchi Vanda
Petacco Roberto Ariodante Gregorini Daniela
Chiodo Marco Brizzi Michela
Baudoni Paolo Marciasini Roberta
Baudone Giorgio Matteucci Valeria
Ranghetti Massimiliano Fontanini Paola
Ricci Federico Fazzi Arianna
Costi Giorgio Giacomelli Catia
Nardi Giorgio Vernazza Ilaria
Grassi Mario Amilcare Lombardi Paola
Membri di diritto: Amministratori comunali e provinciali, membri della segreteria comunale, delegati all’assemblea provinciale, membri dell’ufficio organizzativo, tesorieri.
SEGRETERIA
Ricci Federico Giacomelli Catia
Bardi Alessandro Corona Alberto
Moracchioli Massimo Baudone Giorgio
Bonvini Arianna Fazzi Arianna
Rezzonico Marina Tendola Gianni
Bertoneri Matteo
Ufficio Organizzazione e Festa
Orlandi Marco
Montebello Daniele
Devoti Bruno
Neri Matteo
Marino Francesco
Zambelli Roberto
Giuliani Filippo
Candidati delegati assemblea provinciale
1 Bardi Alessandro
2 Bonvini Arianna
3 Favini Marzio
4 Menchelli Sara
5 Corona Alberto
6 Rezzonico Marina
7 Montebello Daniele
8 Spinetta Silvia
9 Neri Andrea
10 Cipolli Anita
Il Partito Democratico è uno straordinario strumento, da questo punto di vista, proprio per le sue caratteristiche non identitarie e non ideologiche; un partito nato dall’incontro di diverse esperienze riformiste che costruisce la sua proposta politica e la sua identità strada facendo. Si deve smettere di parlare di questioni intestine ed è necessario parlare con più chiarezza ai cittadini. Se il PD riuscirà a mettere il cittadino e il bene comune al centro della propria azione politica quotidiana si farà un grande passo in avanti. Si deve partire dai settori dove si è abbattuta la mannaia del governo Berlusconi, come la scuola e la ricerca. Per investire nel futuro e cercare di cambiare il paese, è necessario investire ogni risorsa possibile nella scuola mettendo in campo politiche d’integrazione per creare una società multietnica e solidale, abbattendo i muri innalzati dalla destra in questi anni. La ricerca deve essere sostenuta e incentivata, altrimenti non potremmo mai competere con gli altri paesi senza abbassare il livello dei diritti dei lavoratori, come si sta già facendo. Gli italiani i sacrifici li sanno fare, però deve esserci uno scopo e un equità di contribuzione se no pagheranno sempre i soliti e sempre i soliti la faranno franca. Lo sviluppo economico deve essere legato alle energie rinnovabili, dove avremmo tutte le risorse per essere leader nel mondo, e devono essere valorizzati i paesaggi, le coste, i centri storici, le intelligenze e le migliori energie che abbiamo a disposizione.
Il nostro circolo, in questi anni, ha lavorato su tematiche concrete, cercando di recuperare un rapporto fiduciario con i cittadini. Il comitato costituente ha lavorato sull’analisi della crescente disaffezione da parte dei cittadini alla politica, cercando le possibili risposte. Quest’analisi è stata sintetizzata nel documento dei valori del nostro circolo, che ho cercato di applicare nel corso del mio primo mandato. Questi valori e regole che ci siamo dati sono diventati la linea politica portante dell’azione del circolo che ha prodotto quel ricambio di classe dirigente nell’amministrazione comunale che è stata sostenuta e riconosciuta da un importante consenso elettorale. Giusta è stata la scelta di iscrivere al nostro circolo solo chi volontariamente ne faceva richiesta, ed aveva voglia di partecipare. Questa campagna ha prodotto ad oggi 150 iscritti, veri, partecipanti, che non si iscrivono per un congresso o per fare piacere a qualcuno ma si iscrivono perché credono nel PD, nel valore della sua funzione civile, e hanno voglia di dare il proprio contributo per migliorare le cose. In questi tre anni molto è stato il lavoro per organizzare le funzionalità di un Partito appena nato; ed oggi abbiamo una struttura organizzativa ben consolidata e funzionante. Un finanziamento trasparente, grazie al contributo degli iscritti, degli amministratori e dei volontari che permettono di poter realizzare la Festa Democratica, che costituisce la maggior entrata nelle nostre casse.
L’impegno che oggi mi posso assumere per il prossimo mandato è di abolire le campagne elettorali! Questo è lo slogan con cui mi voglio candidare a guidare il Pd di Castelnuovo Magra per il secondo mandato. Grazie a Castelnuovo Democratica, volantino di comunicazione politica del nostro circolo, che sta riscuotendo sempre più successo, possiamo radicarci sempre di più nel territorio. Abolire le campagne elettorali è sicuramente provocatorio, ma porta con se una grande volontà, quella di fare politica quotidianamente. Castelnuovo Democratica diventa lo strumento attraverso il quale i nostri amministratori e militanti possono, durante tutto l’arco dell’anno, bussare alla porta dei cittadini, e oltre a consegnare il documento cartaceo, possono cogliere l’occasione per poter costantemente interagire con loro. Questi metodi hanno intrinseca la volontà di fare politica quotidianamente, istaurando un rapporto diretto con la cittadinanza facendo recuperare credibilità alla politica. La sintesi di questo lavoro la si può ritrovare nel documento dei valori allegato al documento del circolo, sul Congresso provinciale, nei quali mi riconosco, facendoli parte integrante della mia proposta di candidatura. Oltre alla campagna porta a porta con Castelnuovo Democratica porteremo avanti iniziative politiche su temi più importanti, cercando di parlare il meno possibile di noi stessi e il più possibile dei problemi dei cittadini. Esempio ne è stato l’ultimo numero del giornalino dove abbiamo dedicato molto spazio alle questioni propagandistiche della lega nord tentando di fare un lavoro analitico sulle contraddizioni, e sui danni causati da tale retorica propagandistica . Legato a queste tematiche abbiamo organizzato un incontro con Pippo Civati, scrittore del libro”REGIONE STRANIERA”, nel quale sono state affrontate le tematiche dell’immigrazione, dell’integrazione e dei danni provocati dalle azioni della lega nord. E’ proprio il successo di iniziative come queste che ci incentiva ad organizzarne altre simili , su tematiche altrettanto importanti .Noi democratici castelnovesi ce la metteremmo tutta per contribuire al rafforzamento, all’affermazione e al successo del PD, per poter andare al governo del paese sperando in un futuro migliore. Cambiare si può, basta volerlo.
Castelnuovo Magra 26-06-2010 Andrea Neri
-ALLEGATO 1
MANIFESTO DEI VALORI DEL PARTITO DEMOCRATICO CASTELNUOVO MAGRA
Il Partito Democratico a Castelnuovo Magra è nato dalle idee, dal contributo e dalla passione di tante persone che con il loro impegno hanno dimostrato che un altro modo di fare politica è possibile. L'esigenza di dar vita al PD nasce dalla consapevolezza della profonda crisi della politica nel nostro paese, che ha generato scetticismo , rabbia, rassegnazione nell'opinione pubblica; al punto di far parlare di “emergenza democratica”. Il PD non nasce per garantire la sopravvivenza di una classe dirigente. Nasce per rigenerare la democrazia in Italia. Non è un'operazione di “maquillage” politico, non risponde ad un'esigenza estetica, ma ad un'esigenza democratica. E' essenziale che i cittadini ritornino a sentire la necessità e la possibilità di una reale partecipazione, sapendo di poter contare,di essere determinanti nel “concorrere a determinare la politica nazionale “ (art 49 della Costituzione). Perché questo accada, il PD deve essere un partito nuovo. Partito: luogo che accoglie le istanze e le domande della società, facendosene portatore presso i livelli decisionali ed esecutivi. Nuovo: perché privo dei vizi che hanno allontanato le persone dalla partecipazione. Nuovo: soprattutto nelle regole, tra cui riteniamo fondamentali le primarie per la selezione della rappresentanza dei cittadini a tutti i livelli, in base alla qualità della politica, alle competenze, all'esperienza e allo spessore etico, senza distinzione di sesso o di età, senza discriminazioni nei confronti di alcuno; dovranno essere garantiti gli spazi, a parole tanto celebrati, alle donne e ai giovani. Quindi vanno rifiutati i doppi, tripli incarichi (per doppio incarico si intende:doppio incarico amministrativo, incarico amministrativo esecutivo o monocratico e monocratico ed esecutivo di partito nel solito livello, incarichi monocratici ed esecutivi di partito e presidenza d’enti a nomina politica, presidenza d’enti a nomina politica e incarichi amministrativi); gli incarichi a vita e il perpetuarsi della nomenclatura. Bisogna riaffermare la separazione tra amministrazione e partito. Né un Sindaco, né un Assessore devono avere ruoli esecutivi nel partito e il partito deve saper costruire una dialettica sana e costruttiva nei confronti dell’Amministrazione Comunale. Un partito asservito all’Amministrazione, costituisce un’ulteriore chiusura per i cittadini che faticano a riconoscersi in essa, non si tratta di procedere su strade diverse, ma di rappresentare al meglio la democrazia, offrendo spazi e possibilità di dialogo e di confronto. Allo stesso tempo, un partito dinamico e creativo, può costituire stimoli e spunti interessanti per tutto il gruppo consiliare e per la giunta, contribuendo e arricchendo la realizzazione del programma di legislatura. Basta rispettare delle regole semplici ed universali per consentire un ricambio ciclico della classe dirigente regolando il numero dei mandati, in qualsiasi arco di tempo possano esser ricoperti, in un massimo di 2 mandati per il sindaco, gli assessori oppure altri incarichi amministrativi monocratici o esecutivi e 3 per i consiglieri. Gli amministratori devono portare a termine i loro mandati. Quindi va impedito che ci siano candidature ad altri incarichi per chi non ha ancora terminato il proprio mandato. Il PD deve essere un partito giovane? Non vogliamo confondere la giovinezza politica con quella anagrafica; ci sono giovani, soprattutto in politica, che sono già vecchi nella logica che li guida, sopraffatti come sono dalle preoccupazioni per la carriera pluridecennale che li attende in futuro. Per questo condividiamo una frase di R. Kennedy, ricordata da Barak Obama davanti agli studenti dell'Università de Massachussets “Il mondo ha bisogno delle doti della gioventù; che non è una stagione della vita,ma una categoria del pensiero, una forza di volontà, una dote dell'immaginazione, una predominanza del coraggio sulla timidezza, un desiderio di avventura che prevalga sull'amore per le comodità”. La politica non può fare a meno della giovinezza, ma non è attraverso la cooptazione che potranno emergere le personalità di cui il nostro paese ha bisogno. I nostri riferimenti ideali sono espressi chiaramente nel Manifesto per il PD che afferma: “Intendiamo partecipare allo sviluppo del modello sociale europeo, rilanciandone i due principi ispiratori: la valorizzazione dell'iniziativa , dei talenti e dei meriti; la promozione di un tessuto sociale solidale...”. Il PD, deve saper “conciliare equità e merito”, in quanto uno dei suoi principali compiti è quello di rifondare eticamente la politica e di dimostrare che è possibile far corrispondere alle parole i fatti. Del tutto attuale, quando si parla di riferimenti ideali resta la nostra Costituzione; vi troviamo la centralità della persona, il principio di uguaglianza, il diritto-dovere al lavoro, la solidarietà fiscale, il ripudio della guerra, la laicità dello stato, il rifiuto dell'agnosticismo etico dello stato, il federalismo, il carattere parlamentare della repubblica.
Il discorso sui valori non è un discorso superfluo per un partito politico, soprattutto per il Partito Democratico che nasce dall’incontro di diverse esperienze politico-culturali. E' importante, a tal proposito ricordare la distinzione tra partito e governo: il partito è la sede dell'ascolto, dell'osservazione e dello studio delle esigenze, della loro elaborazione, secondo determinati principi, in un insieme di obiettivi; il governo e l'amministrazione della cosa pubblica sono le sedi della mediazione, del compromesso (inteso non come spregevole atto di opportunismo, ma come frutto di un incontro “alto”, che tenga conto anche delle istanze degli altri, per realizzare insieme quanto è nelle possibilità, dato un certo contesto). Uno degli obbiettivi principali che il PD deve avere è restituire forza e credibilità alle istituzioni dello stato e della politica è . Perché tra cittadini e istituzioni si colmi quel vuoto che genera ciò che passa attualmente sotto il nome di “antipolitica”. Limitarsi a catalogare questo fenomeno come qualunqiuistico serve a poco. Nell' ”antipolitica”, ci sono anche una protesta e una richiesta di rispetto da parte dei cittadini; un sempre maggior numero di essi percepiscono nei “politici” non più coloro che sono stati deputati a rappresentarli, ma una casta a sè stante che opera a suo proprio vantaggio, lontana dai problemi e dagli interessi dei più. Un recupero di questo malcontento, che ampliandosi, potrebbe sfociare in una deriva populista, non è cosa che il PD possa ignorare. Tale recupero potrà avvenire solo se le istituzioni parlamentari, di governo e di partito si dimostreranno capaci di dar forma a un'azione basata su principi condivisi e sulla massima trasparenza. I cittadini saranno maggiormente disponibili a sentirsi coinvolti nella cosa pubblica, quanto maggiormente le istituzioni sapranno dimostrare consequenzialità tra le parole e i fatti. Lo spettacolo del detto e del contraddetto, il ridurre ogni affermazione ad opinione soggetta a cambiare secondo dell'esigenza del momento e dei propri interessi, la sottovalutazione dei fatti e il rifiuto di un bilancio critico su quanto si è fatto per favorirli o per impedirli;le promesse fatte già sapendo che non verranno mantenute; rispetto a tutto ciò, il PD è chiamato a dar segni di profonda discontinuità. Tagliare i costi della politica e ridurre gli sprechi del governo, del parlamento, e delle restanti amministrazioni pubbliche. Siamo contro gli sprechi. La riduzione della spesa deve procedere, a nostro giudizio, di pari passo con la sua qualificazione . La politica costa. Il suo prezzo è garanzia di democrazia, ma deve costare il giusto. Se è vero che tutti devono pagare le tasse (seguendo un criterio di giustizia sociale e di progressività nella contribuzione- art. 53 della Costituzione-), è anche vero che ogni euro pubblico gettato al vento è un furto che avviene alle spalle dei cittadini. Pagare le tasse appartiene ai doveri del cittadino; il dovere di chi li amministra è di investirli in suo favore, seguendo principi di equità e di efficienza. Queste esigenze, largamente presenti nel paese, dovranno guidare le scelte politiche sia a livello nazionale che a livello locale. Il fatto che il PD si configuri come partito federale, favorisce lo sviluppo di una maggiore attenzione ai singoli territori, talmente differenziati, in Italia, da determinare localmente una varietà elevata di problemi e necessità. A differenza, quindi, dei partiti con una forte connotazione centralistica il PD gioca la sua scommessa in gran parte nella dimensione locale, con le sue relative componenti economiche, sociali, culturali e ambientali. Ci auguriamo che il PD sappia essere Federale nei programmi e Universale per quel che riguarda i principi di fondo e le linee guida. Un partito che pur ponendo attenzione alle peculiarità regionali, contribuisca a un rafforzamento del senso civico e di appartenenza nazionale.
-ALLEGATO 2
DOCUMENTO DEL CIRCOLO PD CASTELNUOVO MAGRA SUL CONGRESSO PROVINCIALE PD 2010
Il Partito Democratico è nato con una missione, cambiare la politica per cambiare l’Italia. Il nostro paese ha difficoltà strutturali, che insieme alla crisi economia internazionale, incidono molto nella qualità della vita delle persone. In questo quadro, sono insopportabili vent’anni d’immobilismo politico. Il nostro paese ha bisogno di una guida che sappia veramente cambiare l’Italia. La storia ci insegna che le cose possono cambiare, ma ci vuole la volontà di farlo, consapevoli che sia nel Risorgimento che nella Resistenza, furono minoranze ben più marcate a cambiare il destino dell’Italia. Il PD deve diventare uno strumento utile nel quale gli elettori possano riconoscersi. Riformista certo, ma agile nelle decisioni, con regole certe che non cambino a seconda della convenienza e con una forte proposta politica per l’Italia del futuro senza più steccati e conflitti sociali esasperati. Ricreando una coscienza che sia di cittadinanza democratica, con alto senso civico e di partecipazione, che ricostruisca le basi per superare le divisioni generate nel mondo del lavoro, dal presunto riformismo berlusconiano di Brunetta e Sacconi, vincendo le contraddizioni dei tagli di Tremonti e smascherando le ambiguità della Lega. Il prossimo congresso provinciale servirà per discutere le proposte politiche da mettere in campo per percorrere la strada del cambiamento, rafforzando e rinnovando il partito dal basso, con il coinvolgimento di nuove e salutari energie dei territori, approfondendo il nostro radicamento. Sono molte le cose che non hanno funzionato nel partito provinciale in questi due anni, come una sistematica riproposizione d’una storia già vissuta. Anche se stiamo cercando di superare i vecchi vincoli territoriali, le ultime elezioni regionali, hanno comunque messo in evidenza la carenza d’autorità del coordinamento provinciale, che non ci ha permesso di usare al meglio tutto il potenziale umano e intellettuale che abbiamo a disposizione, su tutto il territorio provinciale, in modo costruttivo e collegiale. La direzione deve essere un grande circolo dove le migliori risorse umane possano emergere indipendentemente dal percorso politico o dalle mozioni. Il coordinamento provinciale deve essere la casa di tutti i democratici, soprattutto gli ultimi arrivati, creando condizioni di accoglienza e di fiducia. Il dibattito congressuale non dovrà essere basato sulla discussione delle personalità o sulle appartenenze del passato. Sarà fondamentale creare una direzione provinciale non costruita con il bilancino delle correnti, ma che possa, il più possibile, rappresentare un forte segnale di rinnovamento. La prossima direzione dovrà essere pienamente legittimata e rappresentativa dei territori, delle sensibilità, delle competenze, del talento, della volontà disinteressata e distaccata. Solo così potrà decidere la linea politica del PD provinciale in modo che possa rispondere con puntualità e responsabilità alle aspettative dei cittadini, riconquistando centralità sui temi fondamentali e guidando le principali scelte amministrative. Occorrono regole certe e a tutti i livelli sulle candidature, coinvolgendo finalmente con franchezza i circoli come ha detto Bersani. Basta con le campagne d’ascolto alla vigilia di ogni scadenza elettorale a cose già decise. E’ assurdo che sulle candidature a coordinatore provinciale, non si sappia ancora niente di preciso, mostrando ancora una volta il solito sistema di rendere impossibile qualsiasi valutazione e proposta alternativa. Riteniamo che per un evento così importante come il rinnovo dell’assemblea, della direzione e del coordinatore provinciale, occorra un regolamento certo, trasparente e il tempo necessario per raccogliere le possibili candidature e per far conoscere agli iscritti le piattaforme programmatiche. Se da questo congresso non usciremo con un PD che torni ad essere il luogo di coordinamento politico vero, che discuta e prenda le decisioni importanti nelle sedi opportune e che decida una linea politica chiara, si correrà il rischio di trasformare il partito provinciale nella sommatoria dei comitati elettorali dei più potenti. Vorremo invece che si discuta e si decida quale tipo di partito serva al Paese e che i criteri di meritocrazia siano alla base delle scelte che faremo. Altrimenti sarà tutto inutile e continueremo ad non essere capiti dagli elettori. Il congresso dovrà servire anche per aprire una seria riflessione sulla capacità espansiva e sul come attuarla, senza vincolarsi e precludersi necessariamente alle alleanze a tutti i costi.
Non sono più i tempi dell’autosufficienza, e questo può anche essere considerato un valore in una società democratica moderna e avanzata, ma devono finire anche i tempi della subalternità. Non possiamo scimmiottare oggi il berlusconismo e domani Bossi, fieri di essere diversi da Di Pietro, schiacciando l’occhio a Casini. Dobbiamo ritrovare un nostro pensiero politico, rigenerandoci intellettualmente e culturalmente. Se la società dei collettivi ha perso, l’individualismo non vincerà. Nessuno può illudersi di risolvere i problemi moderni da solo, accumulando ricchezze e divari. Il mondo esploderà se il pensiero imploderà, temi come la pace e la giustizia sociale in un mondo occidentale in crisi economica stringente, il lavoro e lo sviluppo sostenibile, l’ambiente e le risorse energetiche alternative, la povertà e la salute pubblica, non saranno mai risolte dall’egoismo e l’individualismo. Noi dovremmo mettere al centro delle nostre politiche il concetto del fare comunità. Altrimenti la festa finirà presto anche per chi sta meglio, finirà tutto se non ci sarà una presa di coscienza globale su cosa stiamo rischiando. Davvero e subito, la politica e il governo pubblico devono riconquistare terreno sul mercato e le speculazioni finanziarie. Dobbiamo rappresentare questa presa di coscienza, dimostrando di aver capito le cause della disaffezione da parte del nostro elettorato e dei cittadini in generale, dalla politica. Se riusciremo a fare questo, restituendo un’etica sincera al far politica, ci accorgeremo presto dell’immenso potenziale di recupero di rappresentanza che abbiamo di fronte. Quello che vale per il congresso provinciale, vale anche per i congressi comunali dove bisogna riaffermare la separazione tra amministrazione e partito. Né un Sindaco, né un Assessore devono avere ruoli esecutivi nel partito e il partito deve saper costruire una dialettica sana e costruttiva nei confronti dell’Amministrazione Comunale. Un partito asservito all’Amministrazione, costituisce un’ulteriore chiusura per i cittadini che faticano a riconoscersi in essa, non si tratta di procedere su strade diverse, ma di rappresentare al meglio la democrazia, offrendo spazi e possibilità di dialogo e di confronto. Allo stesso tempo, un partito dinamico e creativo, può costituire stimoli e spunti interessanti per tutto il gruppo consiliare e per la giunta, contribuendo e arricchendo la realizzazione del programma di legislatura.
Se riusciremo a fare quanto è contenuto in questo programma, potremo dire di aver fatto il nostro dovere per aiutare Bersani nel portare a termine il suo mandato, con i successi che tutti auspichiamo e per cui lavoriamo.
Il Circolo del Partito Democratico di Castelnuovo Magra
Organismi dirigenti PD Castelnuovo Magra legati alla candidatura a segretario di circolo di Andrea Neri.
Vice-Segretario: Montebello Daniele
Tesorieri: Bardi Paolo, Costi Giorgio
Responsabile organizzazione: Orlandi Marco
DIRETTIVO DI CIRCOLO
Fusani Ulderico Battaglia Giusta
Giacomelli Lucio Bianchi Vanda
Petacco Roberto Ariodante Gregorini Daniela
Chiodo Marco Brizzi Michela
Baudoni Paolo Marciasini Roberta
Baudone Giorgio Matteucci Valeria
Ranghetti Massimiliano Fontanini Paola
Ricci Federico Fazzi Arianna
Costi Giorgio Giacomelli Catia
Nardi Giorgio Vernazza Ilaria
Grassi Mario Amilcare Lombardi Paola
Membri di diritto: Amministratori comunali e provinciali, membri della segreteria comunale, delegati all’assemblea provinciale, membri dell’ufficio organizzativo, tesorieri.
SEGRETERIA
Ricci Federico Giacomelli Catia
Bardi Alessandro Corona Alberto
Moracchioli Massimo Baudone Giorgio
Bonvini Arianna Fazzi Arianna
Rezzonico Marina Tendola Gianni
Bertoneri Matteo
Ufficio Organizzazione e Festa
Orlandi Marco
Montebello Daniele
Devoti Bruno
Neri Matteo
Marino Francesco
Zambelli Roberto
Giuliani Filippo
Candidati delegati assemblea provinciale
1 Bardi Alessandro
2 Bonvini Arianna
3 Favini Marzio
4 Menchelli Sara
5 Corona Alberto
6 Rezzonico Marina
7 Montebello Daniele
8 Spinetta Silvia
9 Neri Andrea
10 Cipolli Anita
mercoledì 2 giugno 2010
mercoledì 26 maggio 2010
martedì 18 maggio 2010
DOCUMENTO DEL CIRCOLO DEL PD DI CASTELNUOVO MAGRA SUL PROSSIMO CONGRESSO PROVINCIALE

Il Partito Democratico è nato con una missione, cambiare la politica per cambiare l’Italia. Il nostro paese ha difficoltà strutturali, che insieme alla crisi economia internazionale, incidono molto nella qualità della vita delle persone. In questo quadro, sono insopportabili vent’anni d’immobilismo politico. Il nostro paese ha bisogno di una guida che sappia veramente cambiare l’Italia. La storia ci insegna che le cose possono cambiare, ma ci vuole la volontà di farlo, consapevoli che sia nel Risorgimento che nella Resistenza, furono minoranze ben più marcate a cambiare il destino dell’Italia. Il PD deve diventare uno strumento utile nel quale gli elettori possano riconoscersi. Riformista certo, ma agile nelle decisioni, con regole certe che non cambino a seconda della convenienza e con una forte proposta politica per l’Italia del futuro senza più steccati e conflitti sociali esasperati. Ricreando una coscienza che sia di cittadinanza democratica, con alto senso civico e di partecipazione, che ricostruisca le basi per superare le divisioni generate nel mondo del lavoro, dal presunto riformismo berlusconiano di Brunetta e Sacconi, vincendo le contraddizioni dei tagli di Tremonti e smascherando le ambiguità della Lega. Il prossimo congresso provinciale servirà per discutere le proposte politiche da mettere in campo per percorrere la strada del cambiamento, rafforzando e rinnovando il partito dal basso, con il coinvolgimento di nuove e salutari energie dei territori, approfondendo il nostro radicamento. Sono molte le cose che non hanno funzionato nel partito provinciale in questi due anni, come una sistematica riproposizione d’una storia già vissuta. Anche se stiamo cercando di superare i vecchi vincoli territoriali, le ultime elezioni regionali, hanno comunque messo in evidenza la carenza d’autorità del coordinamento provinciale, che non ci ha permesso di usare al meglio tutto il potenziale umano e intellettuale che abbiamo a disposizione, su tutto il territorio provinciale, in modo costruttivo e collegiale. La direzione deve essere un grande circolo dove le migliori risorse umane possano emergere indipendentemente dal percorso politico o dalle mozioni. Il coordinamento provinciale deve essere la casa di tutti i democratici, soprattutto gli ultimi arrivati, creando condizioni di accoglienza e di fiducia. Il dibattito congressuale non dovrà essere basato sulla discussione delle personalità o sulle appartenenze del passato. Sarà fondamentale creare una direzione provinciale non costruita con il bilancino delle correnti, ma che possa, il più possibile, rappresentare un forte segnale di rinnovamento. La prossima direzione dovrà essere pienamente legittimata e rappresentativa dei territori, delle sensibilità, delle competenze, del talento, della volontà disinteressata e distaccata. Solo così potrà decidere la linea politica del PD provinciale in modo che possa rispondere con puntualità e responsabilità alle aspettative dei cittadini, riconquistando centralità sui temi fondamentali e guidando le principali scelte amministrative. Occorrono regole certe e a tutti i livelli sulle candidature, coinvolgendo finalmente con franchezza i circoli come ha detto Bersani. Basta con le campagne d’ascolto alla vigilia di ogni scadenza elettorale a cose già decise. E’ assurdo che sulle candidature a coordinatore provinciale, non si sappia ancora niente di preciso, mostrando ancora una volta il solito sistema di rendere impossibile qualsiasi valutazione e proposta alternativa. Riteniamo che per un evento così importante come il rinnovo dell’assemblea, della direzione e del coordinatore provinciale, occorra un regolamento certo, trasparente e il tempo necessario per raccogliere le possibili candidature e per far conoscere agli iscritti le piattaforme programmatiche. Se da questo congresso non usciremo con un PD che torni ad essere il luogo di coordinamento politico vero, che discuta e prenda le decisioni importanti nelle sedi opportune e che decida una linea politica chiara, si correrà il rischio di trasformare il partito provinciale nella sommatoria dei comitati elettorali dei più potenti. Vorremo invece che si discuta e si decida quale tipo di partito serva al Paese e che i criteri di meritocrazia siano alla base delle scelte che faremo. Altrimenti sarà tutto inutile e continueremo ad non essere capiti dagli elettori. Il congresso dovrà servire anche per aprire una seria riflessione sulla capacità espansiva e sul come attuarla, senza vincolarsi e precludersi necessariamente alle alleanze a tutti i costi.
Non sono più i tempi dell’autosufficienza, e questo può anche essere considerato un valore in una società democratica moderna e avanzata, ma devono finire anche i tempi della subalternità. Non possiamo scimmiottare oggi il berlusconismo e domani Bossi, fieri di essere diversi da Di Pietro, schiacciando l’occhio a Casini. Dobbiamo ritrovare un nostro pensiero politico, rigenerandoci intellettualmente e culturalmente. Se la società dei collettivi ha perso, l’individualismo non vincerà. Nessuno può illudersi di risolvere i problemi moderni da solo, accumulando ricchezze e divari. Il mondo esploderà se il pensiero imploderà, temi come la pace e la giustizia sociale in un mondo occidentale in crisi economica stringente, il lavoro e lo sviluppo sostenibile, l’ambiente e le risorse energetiche alternative, la povertà e la salute pubblica, non saranno mai risolte dall’egoismo e l’individualismo. Noi dovremmo mettere al centro delle nostre politiche il concetto del fare comunità. Altrimenti la festa finirà presto anche per chi sta meglio, finirà tutto se non ci sarà una presa di coscienza globale su cosa stiamo rischiando. Davvero e subito, la politica e il governo pubblico devono riconquistare terreno sul mercato e le speculazioni finanziarie. Dobbiamo rappresentare questa presa di coscienza, dimostrando di aver capito le cause della disaffezione da parte del nostro elettorato e dei cittadini in generale, dalla politica. Se riusciremo a fare questo, restituendo un’etica sincera al far politica, ci accorgeremo presto dell’immenso potenziale di recupero di rappresentanza che abbiamo di fronte. Quello che vale per il congresso provinciale, vale anche per i congressi comunali dove bisogna riaffermare la separazione tra amministrazione e partito. Né un Sindaco, né un Assessore devono avere ruoli esecutivi nel partito e il partito deve saper costruire una dialettica sana e costruttiva nei confronti dell’Amministrazione Comunale. Un partito asservito all’Amministrazione, costituisce un’ulteriore chiusura per i cittadini che faticano a riconoscersi in essa, non si tratta di procedere su strade diverse, ma di rappresentare al meglio la democrazia, offrendo spazi e possibilità di dialogo e di confronto. Allo stesso tempo, un partito dinamico e creativo, può costituire stimoli e spunti interessanti per tutto il gruppo consiliare e per la giunta, contribuendo e arricchendo la realizzazione del programma di legislatura.
Se riusciremo a fare quanto è contenuto in questo programma, potremo dire di aver fatto il nostro dovere per aiutare Bersani nel portare a termine il suo mandato, con i successi che tutti auspichiamo e per cui lavoriamo.
Il Circolo del Partito Democratico di Castelnuovo Magra
Castelnuovo Magra, 17-05-2010
sabato 10 aprile 2010
Appello di Andrea Neri agli elettori del PD

Il Partito Democratico è lo strumento attraverso il quale il popolo che si riconosce in un Italia culturalmente opposta da quella proposta da questa destra può affermare il proprio modello culturale e sociale. E' il punto d'incontro di diverse sensibilità ed esperienze culturali e politiche che si incontrano per progettare l'Italia futura che dovremmo lasciare alle prossime generazioni. Purtroppo fin dalla sua nascita il nostro Partito non ha ancora saputo dimostrare e rappresentare le vere istanze che il proprio elettorato vorrebbe fossero messe in luce. Infatti nelle ultime elezioni regionali questa mancanza si è tramutata in astensionismo, dipietrismo, grillismo. Però nulla è perduto e tanto lavoro abbiamo da fare per cambiare il PD e per cambiare il paese. Questo invito vuol essere un invito a tutti gli elettori, o potenziali tali, del PD ad entrare in prima persona nel Partito Democratico e far sentire la propria voce partendo dai territori. Se è vero che il PD è nato da un operazione verticistica può essere altrettanto vero che se in tanti si uniscono possono cambiare le carte in tavola e far contare di più la base. Come? Semplicemente utilizzando strumenti come internet per aggregare territorialmente elettori che hanno voglia di partecipare per poi organizzarsi ed entrare realmente nel PD nel circolo del proprio comune. L'invito è quello di iniziare ad occuparsi prima di tutto della politica del proprio comune per poi affrontare così anche tematiche nazionali. Bisogna impegnarsi in prima persona e sopratutto bisogna farlo da dentro se si vogliono cambiare le cose. E' ora il momento d'unire le forze e di far sentire la voce dei democratici che non ne possono più della cultura berlusconiana che sta mutando irrimediabilmente la genetica del nostro popolo e non ne possono più di non veder rappresentate le loro istanze. Bisogna rilanciare con forza una missione di cambiamento per il bene del nostro paese. Al PD si possono trovare molti difetti ma sicuramente non quello d’aver le porte chiuse verso chi ha voglia di partecipare. Proviamoci a sfruttare questi strumenti virtuali per unire le forze e per far contare di più gli elettori. Partecipiamo…. Il dibattito è aperto…
Andrea Neri
Coordinatore PD Castelnuovo Magra
martedì 30 marzo 2010
martedì 16 marzo 2010
LETTERA D'INVITO AL VOTO AI CITTADINI
Cara Cittadina/ Caro Cittadino
ti scriviamo questa lettera per spiegarti alcune delle ragioni per cui è importante andare a votare il 28 e il 29 Marzo e per accrescere quel rapporto di comunicazione diretta indispensabile in un momento come questo.
Lo spazio sui media per i Partiti d’opposizione è oggi insufficiente per diffondere al meglio le nostre proposte e per denunciare l’operato del governo in carica. Prova ne è la grande montatura cinematografica subita dai cittadini dell’Aquila. Pronto è stato l’intervento della Protezione Civile e di tutti i volontari mentre il governo ha saputo solo organizzare un inutile G8, sfruttando come scenografia le rovine della città, invece di avviare un processo di recupero della città per farla tornare a vivere come fece a suo tempo il governo Prodi per le persone colpite dal terremoto delle Marche e dell’Umbria.
Non solo: dalla televisione riceviamo in continuazione messaggi omologati su temi diversi quali la sicurezza, secondo i quali ogni immigrato è un pericolo e l’unica soluzione per la difesa dei cittadini possono essere le ronde. A distanza ormai di due anni dall’insediamento del governo Berlusconi ci accorgiamo che le ronde si sono dissolte nel nulla e che si sono invece materializzati tagli di 3 miliardi di euro, con una riduzione del personale di 40.000 addetti.
Il centrodestra vive dei mali del paese, il suo consenso nasce dallo sfruttamento sistematico dei problemi che frenano l’Italia. Noi, come Partito Democratico, vogliamo invece farcene carico e affrontarli, pur consapevoli che questa strada non sia la più redditizia in termini di consenso ma certi che sia la più giusta per le nostre coscienze e per il bene dell’Italia.
In questo contesto si svolgeranno le elezioni regionali nelle quali siamo chiamati a giudicare l’operato della giunta Burlando, che in questi 5 anni di governo molto ha fatto per risolvere i veri problemi dei liguri e che paradossalmente, a causa di questo clima che disorienta gli elettori, si trova nella difficoltà di comunicare i risultati, fatti concreti e opere tangibili.
La giunta Burlando ha ereditato dall’amministrazione di centrodestra, guidata da Biasotti, un debito di 852 Milioni di euro nella Sanità, nonostante i ticket sui farmaci da pagare. L’impegno che Burlando si era preso con i cittadini liguri oggi, con soddisfazione, possiamo dire che è stato mantenuto: i conti della sanità attualmente sono stati risanati senza dover reintrodurre i ticket sui farmaci e nei prossimi anni si potranno migliorare i servizi e l’assistenza come si è già iniziato a fare, programmando al meglio.
Nelle amministrazioni locali attueremo politiche alternative al centrodestra per dimostrare che si può governare questo grande Paese e cambiarlo al meglio, a partire dal tema della crisi economica che colpisce anche il nostro paese ma tuttavia negata dal governo. La Giunta Burlando ha messo in campo tutte le risorse disponibili per fronteggiare questa crisi dal punto di vista sociale ed economico, finanziando la cassa integrazione per e istituendo un fondo a sostegno dei lavoratori precari. Si è investito sui territori, dimostrando che un altro modello di sviluppo è possibile, alternativo ai sistemi economici ormai in crisi. Ne sono un esempio le Cinque Terre, lo sviluppo delle produzioni tipiche e biologiche e la nascita anche nell’entroterra ligure di sistemi di ricettività diffusa. Senza tralasciare il sapere, la formazione e gli investimenti nella ricerca, ad esempio con l’Istituto Italiano di Tecnologia.
Per portare avanti questo importante processo di crescita della nostra regione, senza lasciare indietro nessuno abbiamo bisogno della tua fiducia. Vota Partito Democratico ed esprimi la tua preferenza per uno dei nostri candidati.
Il Segretario PD Castelnuovo Magra
ANDREA NERI
ti scriviamo questa lettera per spiegarti alcune delle ragioni per cui è importante andare a votare il 28 e il 29 Marzo e per accrescere quel rapporto di comunicazione diretta indispensabile in un momento come questo.
Lo spazio sui media per i Partiti d’opposizione è oggi insufficiente per diffondere al meglio le nostre proposte e per denunciare l’operato del governo in carica. Prova ne è la grande montatura cinematografica subita dai cittadini dell’Aquila. Pronto è stato l’intervento della Protezione Civile e di tutti i volontari mentre il governo ha saputo solo organizzare un inutile G8, sfruttando come scenografia le rovine della città, invece di avviare un processo di recupero della città per farla tornare a vivere come fece a suo tempo il governo Prodi per le persone colpite dal terremoto delle Marche e dell’Umbria.
Non solo: dalla televisione riceviamo in continuazione messaggi omologati su temi diversi quali la sicurezza, secondo i quali ogni immigrato è un pericolo e l’unica soluzione per la difesa dei cittadini possono essere le ronde. A distanza ormai di due anni dall’insediamento del governo Berlusconi ci accorgiamo che le ronde si sono dissolte nel nulla e che si sono invece materializzati tagli di 3 miliardi di euro, con una riduzione del personale di 40.000 addetti.
Il centrodestra vive dei mali del paese, il suo consenso nasce dallo sfruttamento sistematico dei problemi che frenano l’Italia. Noi, come Partito Democratico, vogliamo invece farcene carico e affrontarli, pur consapevoli che questa strada non sia la più redditizia in termini di consenso ma certi che sia la più giusta per le nostre coscienze e per il bene dell’Italia.
In questo contesto si svolgeranno le elezioni regionali nelle quali siamo chiamati a giudicare l’operato della giunta Burlando, che in questi 5 anni di governo molto ha fatto per risolvere i veri problemi dei liguri e che paradossalmente, a causa di questo clima che disorienta gli elettori, si trova nella difficoltà di comunicare i risultati, fatti concreti e opere tangibili.
La giunta Burlando ha ereditato dall’amministrazione di centrodestra, guidata da Biasotti, un debito di 852 Milioni di euro nella Sanità, nonostante i ticket sui farmaci da pagare. L’impegno che Burlando si era preso con i cittadini liguri oggi, con soddisfazione, possiamo dire che è stato mantenuto: i conti della sanità attualmente sono stati risanati senza dover reintrodurre i ticket sui farmaci e nei prossimi anni si potranno migliorare i servizi e l’assistenza come si è già iniziato a fare, programmando al meglio.
Nelle amministrazioni locali attueremo politiche alternative al centrodestra per dimostrare che si può governare questo grande Paese e cambiarlo al meglio, a partire dal tema della crisi economica che colpisce anche il nostro paese ma tuttavia negata dal governo. La Giunta Burlando ha messo in campo tutte le risorse disponibili per fronteggiare questa crisi dal punto di vista sociale ed economico, finanziando la cassa integrazione per e istituendo un fondo a sostegno dei lavoratori precari. Si è investito sui territori, dimostrando che un altro modello di sviluppo è possibile, alternativo ai sistemi economici ormai in crisi. Ne sono un esempio le Cinque Terre, lo sviluppo delle produzioni tipiche e biologiche e la nascita anche nell’entroterra ligure di sistemi di ricettività diffusa. Senza tralasciare il sapere, la formazione e gli investimenti nella ricerca, ad esempio con l’Istituto Italiano di Tecnologia.
Per portare avanti questo importante processo di crescita della nostra regione, senza lasciare indietro nessuno abbiamo bisogno della tua fiducia. Vota Partito Democratico ed esprimi la tua preferenza per uno dei nostri candidati.
Il Segretario PD Castelnuovo Magra
ANDREA NERI
mercoledì 24 febbraio 2010
ELEZIONI REGIONALI 2010
L’Italia sta vivendo uno dei periodi più difficili della sua storia. La crisi economica ha accentuato le difficoltà strutturali della nostra fragile economia reale. Il nostro paese sta sempre più invecchiando e sempre meno lavorando e se a questo aggiungiamo il freno delle economie mafiose che deturpano ancor più l’economia reale, capiamo bene che così non si potrà più andare avanti. Il Partito Democratico sta lavorando alla creazione di una proposta di governo alternativa a quella populista-antidemocratica che sta governando il nostro paese. Noi pensiamo che per prima cosa si debba puntare sullo sviluppo delle economie verdi che servirebbero al nostro paese per un triplice scopo, sia in termini d’occupazione, sia in termini di salvaguardia dell’ambiente, che in termini di produzione energetica, altra grande carenza del nostro paese. Il lavoro e l’occupazione sono la nostra priorità e le politiche che vogliamo mettere in campo ne saranno la conseguenza, perché quando si parla di lavoro si parla anche di stato sociale e di famiglia. Oggi, purtroppo, o per fortuna, il più grande degli ammortizzatori sociali del nostro paese è proprio la famiglia, ma se non si creano le condizioni per un’economia sana che crei occupazione stabile non si riuscirà più a mantenere i livelli minimi di stato sociale e non si avranno più le risorse per le pensioni. L’economia reale e l’invecchiamento della popolazione sono il tema, perché se non si attivano politiche di lunga prospettiva investendo su istruzione e ricerca, su un modello economico diverso e se non si effettuerà la riforma del sistema stato, riducendo gli sprechi dei fondi pubblici, applicando una vera lotta al sistema mafioso e all’evasione fiscale ci ritroveremmo nel futuro a tagli indiscriminati, per far fronte ad un debito pubblico a livello di paesi sottosviluppati, con conseguenze gravissime per il nostro stato sociale.In questo contesto si inseriscono le elezioni regionali del prossimo marzo che vedranno coinvolta anche la nostra regione. Noi candidiamo l’attuale Presidente della giunta regionale Claudio Burlando che durante questi 5 anni di governo ha dimostrato d’aver mantenuto le promesse fatte agli elettori, mentre la destra candiderà nuovamente Biasotti che fu Presidente dal 2001 al 2005 provocando un buco nei conti della sanità di 852 Milioni di € mettendo a rischio commissariamento la nostra regione. Burlando sarà sostenuto da un ampia coalizione che oltre ai partiti del centro sinistra vedrà il sostegno anche dell’udc, tale scelta di sostegno derivante proprio dal buon governo dimostrato in questa legislatura. Oggi abbiamo la possibilità, dopo 5 anni di governo, di presentarci ai cittadini con il riordino dei conti della sanità senza la necessità di reintrodurre Ticket. Ora serviranno i prossimi 5 anni per ammodernare e rendere a misura di cittadino la sanità ligure, riducendo sempre più le lunghe liste d’attesa ormai non più sopportabili.Ma la sfida in Liguria sarà anche su un modello di sviluppo economico e sociale sostenibile che è stato messo in campo in questi 5 anni in tutta la Liguria da Ventimiglia a Ortonovo, un attenzione da parte del governo regionale a tutti i territori che speriamo sia ricompensata dal risultato elettorale. Per questo il PD di Castelnuovo metterà in campo tutte le sue migliori risorse ed energie per dimostrare pubblicamente gli ottimi risultati di governo e le prospettive per il futuro della nostra regione.
Andrea Neri
Segretario PD Castelnuovo Magra
Andrea Neri
Segretario PD Castelnuovo Magra
IL RUOLO DELLA REGIONE LIGURIA PER IL NOSTRO COMUNERispondi sull'argomento
Il ruolo della Regione Liguria in questi anni è stato fondamentale per l’attività amministrativa del nostro comune. In primo luogo per l’entità dei finanziamenti che dalla Regione abbiamo ricevuto: Neanche un anno fa, durante la nostra campagna elettorale comunale mostravamo con orgoglio ai cittadini l’elenco delle opere pubbliche realizzate ed in corso di realizzazione: Investimenti per oltre 12 milioni di euro per opere vere che i castelnovesi potevano toccare con mano. Oggi dobbiamo doverosamente dire che oltre 5 di quei 12 milioni sono di provenienza regionale. Ultimi in ordine di tempo i lavori di realizzazione del nuovo marciapiede e della pubblica illuminazione nella strada che và dal centro commerciale al teatro tenda, oramai terminati, che miglioreranno l’accesso pedonale ad una zona scarsamente dotata di parcheggi ma molto utilizzata dalla popolazione. Ma anche tante altre opere completate come il nuovo complesso scolastico “Mario Giacomelli” di Palvotrisia, la pavimentazione della “montà” che sale al centro storico, i pannelli fotovoltaici, gli estendi menti fognari e altre opere dove il co-finanziamento regionale è stato fondamentale per consentire la realizzazione dell’intervento. Sotto questo profilo il confronto con il periodo precedente del governo regionale di Centrodestra è matematico: dalla regione sono arrivati solo 300.000€ in 5 anni! Ma come amministratore devo anche evidenziare l’azione politica e programmatica che la regione ha portato avanti in questi anni, dei cui effetti positivi abbiamo beneficiato anche noi a Castelnuovo. Un esempio per tutti, la possibilità, per il nostro comune, di “sforare” il patto di stabilità 2009, frutto delle sane condizioni del nostro bilancio, ma anche della azione regionale che ha riconosciuto il nostro sforzo, premiando solo 2 comuni in tutta la Liguria (noi e il Comune della Spezia). Ma anche l’immane sforzo messo in campo per risanare una sanità disastrata dai cinque anni di governo della destra, dove il presidente Burlando è riuscito a risanare e mantenere i servizi senza dover aumentare le tasse ai liguri, anzi, per le fasce più basse sono state addirittura ridotte.E l’azione di finanziamento del settore sociale che, seppur parzialmente ridotti a causa dei tagli del Governo nazionale, ha consentito di continuare ad erogare interventi sociali, particolarmente preziosi in questo periodo difficile per molte famiglie. E ancora i numerosi bandi che l’assessorato diretto da Renzo Guccinelli ha emanato, mettendo a disposizione delle imprese centinaia di migliaia di euro, di cui hanno beneficiato anche imprese castelnovesi, dalle attività produttive alle imprese turistiche all’agricoltura. Investimenti verso i privati che, in un momento di grave crisi economica, rappresentano vere boccate d’ossigeno e in molti casi elementi di sviluppo per il tessuto economico locale. Per questi motivi è di fondamentale interesse per la nostra comunità continuare ad avere un governo regionale “amico”: Le grandi sfide del futuro di Castelnuovo hanno bisogno di una concertazione e di un aiuto costante da parte dell’ente Regione: dallo sviluppo delle zone artigianali e produttive in luogo delle segherie dimesse alla cava Filippi, ai fondi per la riqualificazione di strade, piazze, marciapiedi, illuminazione, di cui avremmo sempre più bisogno in futuro. Tutti bisogni della nostra comunità che non potremmo soddisfare da soli, sempre di più avremmo bisogno dell’aiuto finanziario della regione Liguria. Personalmente ho sempre trovato attenzione e aiuto da parte di tutti gli assessori regionali che, attraverso i diversi settori, hanno aiutato Castelnuovo. Loro è stato il più presente e il più attento alle nostre richieste ed alle nostre necessità, impegnandosi davvero concretamente a risolvere i problemi del nostro territorio. A mio giudizio Guccinelli rappresenta un amministratore capace ed attento, forte della precedente esperienza di sindaco di Sarzana, dove ha pienamente compreso le mille difficoltà di una amministrazione comunale, quotidianamente in prima linea nell’affrontare i problemi della gente, e pertanto capace anche dal suo ruolo regionale, di rispondere alle nostre richieste. Mi permetto di osservare che, indipendentemente dalle opinioni politiche di ciascuno, per il nostro territorio è fondamentale continuare ad avere un assessore regionale come Renzo Guccinelli a Genova .
Marzio Favini
Sindaco Castelnuovo Magra
Marzio Favini
Sindaco Castelnuovo Magra
CORRI CHE SPARANO
Corri che sparano, corri forte più che puoi, non respirare , non guardarti intorno, corri forte e basta. Corri come Abebe, corri come il giaguaro della tua terra, non ti curare se lui é predatore e tu predato, corri . Corri come i tuoi antenati degli altopiani, hai solo le scarpe di diverso, il terrore è il solito. Non pregare, non hai tempo, e il padreterno oggi ha chiuso bottega. C’è un sole forte in cielo, che disidrata C’è un caldo arido nell’aria, che non perdona C’è una nuova crudeltà in paese, che non da tregua Corri come hai sempre dovuto fare, via dalla guerra e dalla fame, lontano da un vicino che non ti riconosceva più,per un posto su una zattera , per un sogno di riscatto. E ora corri lontano dall’incubo, da questo buco nero, nero come i tuoi spaventi, come la tua pelle nera, come la tua rabbia nera, come la tua fame nera Scappa, che sparano. Se tagli il traguardo avrai in premio aria da respirare, ossigeno per inebriarti Se cadi, sarai trofeo. E ti scaveranno il petto per guardare nelle vene, loro pensano che non hai sangue rosso, ma liquami di merda. Dai corri, lasciali con la curiosità in mezzo ai denti. No, non puoi prendere le tue cose, corri. La foto di tua madre con tuo padre il giorno delle nozze e quella della sorellina sulle tue spalle marciranno in una balla di rifiuti , le adidas nuove buone per la festa bruceranno in una discarica, e il bongo di tuo nonno ha finito di danzare. E’ un lusso anche ricordare, e tu non te lo puoi permettere. C’è un sole che scortica la schiena che sembra d’essere a casa quando mancava l’acqua, prima dell’ecatombe, ci fosse almeno freddo e nebbia, neve magari, ma questo sole ……e questa terra, come la tua. Tutti quei chilometri di sofferenza, tutto quel mare, per crepare qui che sembra casa. Corri che sparano. Figliolo, sei giovane, non sei ancora piegato e il fisico integro ti sorregge, ma prima di un morto che cammina cerca di restare un vivo che corre. C’è una persecuzione antica che morde il culo Un sudore freddo che non asciuga Un’ignoranza nuova che non ascoltaE tu corri e trattieni il respiro e serra i pugni e tieni duro,non è questo il tempo di bestemmie né di urla, nessuna rabbia ti aiuterà,il tuo è il tempo della fuga e allora scappa, vola per questi campi a cui affidasti braccia e sogni prima che ti restituissero indigenza e incubi, tra colture di pomodori e sangue, di agrumi e odio, seminati a rancore, raccolti a rassegnazione..
Fatti vento sotto il cielo e serpente tra i filari e sii rapido e silenzioso e corri, corri e corri ancora. C’è un caldo che soffoca Un rumore che assorda Un padrone che impreca Scappa che sparano, pallini o pallettoni male diverso, stessa umiliazione. E sempre quella è, che noi non conosciamo ma i nostri avi si, ma le memorie oggi non ti saranno amiche. Hai poco tempo ancora prima che fissi l’alzo, lo allinei sulla tacca, traguardi sul mirino e poi ti becchi in pieno. Corri che sparano E se tirano basso, tu svicola e salta. Saltella come Alì il grande quando gli gridavano Ali Buma Ye, Ali Buma Ye, la sua danza di guerra ti sia di auspicio e scudo, che quando gli schiavi s’arrabbiano sanno essere duri. C’è aria di ossessione C’è odore di violenza C’è un nuovo ballo in giro, si chiama ‘’dagli al negro’’.Corri che sparano questo gioco ignorante che non volevi giocare ti toccherà ingoiarlo fino alla fine, confida solo nella tua destrezza e spera nella loro incapacità e corri , corri forte, corri che sparano.
GIORGIO NARDI
Fatti vento sotto il cielo e serpente tra i filari e sii rapido e silenzioso e corri, corri e corri ancora. C’è un caldo che soffoca Un rumore che assorda Un padrone che impreca Scappa che sparano, pallini o pallettoni male diverso, stessa umiliazione. E sempre quella è, che noi non conosciamo ma i nostri avi si, ma le memorie oggi non ti saranno amiche. Hai poco tempo ancora prima che fissi l’alzo, lo allinei sulla tacca, traguardi sul mirino e poi ti becchi in pieno. Corri che sparano E se tirano basso, tu svicola e salta. Saltella come Alì il grande quando gli gridavano Ali Buma Ye, Ali Buma Ye, la sua danza di guerra ti sia di auspicio e scudo, che quando gli schiavi s’arrabbiano sanno essere duri. C’è aria di ossessione C’è odore di violenza C’è un nuovo ballo in giro, si chiama ‘’dagli al negro’’.Corri che sparano questo gioco ignorante che non volevi giocare ti toccherà ingoiarlo fino alla fine, confida solo nella tua destrezza e spera nella loro incapacità e corri , corri forte, corri che sparano.
GIORGIO NARDI
IL SINDACO PARLA DEGLI ACCERTAMENTI ICI EFFETTUATI DA GEFIL NEL NOSTRO COMUNE
Il giorno 3 febbraio ho voluto verificare personalmente la problematica delle cartelle ICI arrivate in questi giorni a numerosi cittadini, e pertanto mi sono recato all’ufficio informazioni della Gefil, sito nella ex-scuola di Canale, ad ascoltare le rimostranze e le lamentele dei cittadini, per tutta la durata dell’orario di apertura al pubblico. È stato un confronto utile e interessante, e nonostante le ovvie critiche da parte della popolazione, nella maggior parte dei casi ho raccolto la soddisfazione dei cittadini per le informazioni rese dall’ufficio. In generale le problematiche emerse sono di 2 tipi:
1° La questione terminologica. La legge istitutiva dell’ICI parla genericamente di “aree fabbricabili” quando invece l’imposta è dovuta semplicemente per il possesso di aree che possono non avere una effettiva fabbricabilità, ma sono inserite in un contesto urbano o posso consentire ampliamenti di altri edifici. Questo dice la legge nazionale! Però per queste aree che potremmo definire “ a fabbricabilità ridotta” o quasi inesistente, l’amministrazione comunale ha stabilito coefficienti di calcolo estremamente bassi e quindi l’imposta derivante è minima. In molti casi è necessario
verificare attentamente tali coefficienti, e i cittadini, se hanno dubbi, possono presentare apposita “istanza di riesame”. Gli uffici comunali verificano attentamente la situazione e, se occorre, ri-determinano l’importo della tassa, a favore del cittadino. L’istanza blocca i termini del pagamento e pertanto il cittadino non deve temere nulla ma attendere la comunicazione scritta di risposta. 2° Il mancato adeguamento al catasto degli immobili: In molti casi gli accertamenti riguardano aree pertinenziali alle abitazioni, che però al catasto risultano aree autonome, e pertanto tassabili. In questi casi il cittadino può presentare apposita autocertificazione attestante il fatto che l’area è pertinenziale alla propria abitazione: Gli uffici verificano e se effettivamente risulta pertinenziale la cartella viene annullata. Lo stesso cittadino riceverà una lettera del comune che lo inviterà ad adeguarsi alle norme catastali (anche per giustizia verso la maggioranza dei cittadini che negli anni scorsi si sono adeguati!!)
Per tali provvedimenti invito ancora ogni cittadino che nutre dubbi sulla cartella ricevuta a recarsi presso l’ufficio Gefil per ogni informazione necessaria. Personalmente ho potuto verificare che la causa principale del malumore popolare nasce dalla mancanza di chiarimenti e di informazioni. Ogni cittadino che ha ricevuto la cartella ha il diritto di sapere di cosa si tratta: gli uffici comunali e uffici Gefil sono a disposizione. La modulistica per le istanze sopraccennate sono a disposizione anche sul sito internet.
Per completezza di informazione si rende noto che le verifiche immobiliari di Gefil sono state 2.137, da queste verifiche sono emersi 1.041 accertamenti inviati ai cittadini. Però considerato il fatto che più della metà degli accertamenti riguardano co-intestatari (immobili co-intestati a marito-moglie o diversi eredi) gli accertamenti effettivi sono meno di 700.
Marzio Favini
Sindaco Castelnuovo Magra
1° La questione terminologica. La legge istitutiva dell’ICI parla genericamente di “aree fabbricabili” quando invece l’imposta è dovuta semplicemente per il possesso di aree che possono non avere una effettiva fabbricabilità, ma sono inserite in un contesto urbano o posso consentire ampliamenti di altri edifici. Questo dice la legge nazionale! Però per queste aree che potremmo definire “ a fabbricabilità ridotta” o quasi inesistente, l’amministrazione comunale ha stabilito coefficienti di calcolo estremamente bassi e quindi l’imposta derivante è minima. In molti casi è necessario
verificare attentamente tali coefficienti, e i cittadini, se hanno dubbi, possono presentare apposita “istanza di riesame”. Gli uffici comunali verificano attentamente la situazione e, se occorre, ri-determinano l’importo della tassa, a favore del cittadino. L’istanza blocca i termini del pagamento e pertanto il cittadino non deve temere nulla ma attendere la comunicazione scritta di risposta. 2° Il mancato adeguamento al catasto degli immobili: In molti casi gli accertamenti riguardano aree pertinenziali alle abitazioni, che però al catasto risultano aree autonome, e pertanto tassabili. In questi casi il cittadino può presentare apposita autocertificazione attestante il fatto che l’area è pertinenziale alla propria abitazione: Gli uffici verificano e se effettivamente risulta pertinenziale la cartella viene annullata. Lo stesso cittadino riceverà una lettera del comune che lo inviterà ad adeguarsi alle norme catastali (anche per giustizia verso la maggioranza dei cittadini che negli anni scorsi si sono adeguati!!)
Per tali provvedimenti invito ancora ogni cittadino che nutre dubbi sulla cartella ricevuta a recarsi presso l’ufficio Gefil per ogni informazione necessaria. Personalmente ho potuto verificare che la causa principale del malumore popolare nasce dalla mancanza di chiarimenti e di informazioni. Ogni cittadino che ha ricevuto la cartella ha il diritto di sapere di cosa si tratta: gli uffici comunali e uffici Gefil sono a disposizione. La modulistica per le istanze sopraccennate sono a disposizione anche sul sito internet.
Per completezza di informazione si rende noto che le verifiche immobiliari di Gefil sono state 2.137, da queste verifiche sono emersi 1.041 accertamenti inviati ai cittadini. Però considerato il fatto che più della metà degli accertamenti riguardano co-intestatari (immobili co-intestati a marito-moglie o diversi eredi) gli accertamenti effettivi sono meno di 700.
Marzio Favini
Sindaco Castelnuovo Magra
DI CHE COSA ABBIAMO PAURA
Di che cosa abbiamo paura. Mi limiterò a prendere come paradigmatica, la paura dello straniero e partirò da una realtà che sento vicina, perché riguarda il mio paese di origine, la Svizzera. Ha fatto molto scalpore il risultato del referendum popolare tenutosi il 29 novembre scorso,che poneva alla popolazione la domanda se approvare o no il divieto di edificare altri minareti (quelli esistenti sono quattro) sul territorio nazionale. La risposta(assolutamente non prevista dal governo) è stata SI(bisogna vietare), col 57,5 % dei voti. Uno dei cantoni in cui si sono avuti i risultati più clamorosi è il Ticino, dove il referendum è stato promosso col 68% dei voti .C’è da riflettere :in Ticino, non c’era una sola domanda di edificazione di minareti;la minoranza araba residente in Svizzera, non ha mai avuto legami con frange fondamentaliste, è tra le meglio integrate d’Europa, ottiene la cittadinanza svizzera, secondo norme certe, con tutti i diritti e doveri che ne derivano. E , fatto ancor più straordinario:nelle città che ospitano i quattro minareti, il referendum è stato sonoramente respinto. Di che cosa abbiamo paura. Non di ciò che è reale, evidentemente. Anche da noi, la percezione della presenza straniera è esorbitante, rispetto ai dati reali. La valutazione degli Italiani, sulla presenza degli immigrati è che sia attorno al 20 %.La realtà si aggira attorno al 7,3% (stima per il 2010-Dati Istat). E’ opinione diffusa che “vengano tutti qui”. Guardando ai dati del 2008 (gli ultimi che consentono una comparazione tra l’Italia e gli altri Paesi europei), gli immigrati rappresentano complessivamente circa il 6% della popolazione: tale dato è in linea con la media europea che si attesta al 6,2%. Questo formarsi dell’opinione corrente su qualcosa che è al di là del reale: questo è ciò che dovrebbe spaventare di più, Oggi, la politica che ha più possibilità di successo è quella che mira a confondere il mondo della realtà con quello dei simboli. In funzione propagandistica.Un simbolo vive di vita propria, non ha bisogno dei fatti per essere suffragato, non prevede la sua messa in discussione. Il minareto:un simbolo fallico , che penetra il nostro suolo,il nostro cielo puri e sovrani. Il velo:una presenza che vuole celarsi, che vuole sfuggire al nostro controllo, al nostro ordine. Là dove il simbolo sostituisce il pensiero politico, imperano le opinioni, liberamente scelte dal libero individuo tra quelle che il libero mercato (o lo scenario televisivo)in un dato momento offre. Semplici, efficaci, buone per ogni occasione. Le opinioni non nascono da domande, Circolano al di fuori di noi e in alcune (preferibilmente poche, ma ostinate)ci si viene a riconoscere. Una vale l’altra, tutte hanno pari dignità.
Quelle che mancano sono le idee, manca la loro autonoma elaborazione, che nasce dall’interrogazione della realtà e che da essa trae originalità e forza. Uno dei primi sintomi, che annunciano l’arrivo di un regime autoritario, dice la Arendt in “Ritorno in Germania”,è la scomparsa dei fatti. Il prevalere dell’opinione” (che può essere affermata, smentita,cambiata in ogni momento) cancella la verità dei fatti. Di questo dovremmo avere davvero paura. Bersani, nella campagna durante le primarie , ha cercato di utilizzare alcune parole d’ordine della tradizione di sinistra,in chiave di simboli. Si esprimevano ,sopratutto,in due aggettivi:”popolare” ,“radicato”.Avrebbero potuto essere il succo di un programma politico, ma evocavano simboli. Perché fossero un programma politico, Bersani avrebbe dovuto chiarire chi, nella realtà di oggi, faccia parte del “popolo”. A Rosarno, gli uomini neri protagonisti della disperata rivolta sono“popolo”?I Rosarnesi in rivolta, sono “popolo”? Perché il PD, che si vuole partito “popolare”, non era e non è lì, facendo registrare una presenza politicamente significativa, là dove di politica ce n’è così bisogno? Il “popolo viola” nato su FB, protagonista del No-B-Day, è incluso, nella nozione di “popolo”, che ha il PD? E a tal proposito:l’aggettivo”radicato”: radicato sul territorio. Internet è, per il PD, un territorio?”Territorio” ai tempi della globalizzazione, che significa? Se il PD vuole parlare dei problemi che assillano gli Italiani come più volte ha ribadito, per prima cosa dovrà dedicarsi allo smantellamento dei simboli che cancellano la realtà del paese. La battaglia politica, non può che essere , dunque,al contempo, una battaglia fortemente connotata in senso culturale. Solo battendosi perché la realtà dei fatti si affermi sui simboli (che è battaglia sull’informazione, sulla presenza, sulla testimonianza), il PD potrà davvero ancorarsi a un programma,capace di indicare come muoversi in funzione del futuro.
Marina Rezzonico
Quelle che mancano sono le idee, manca la loro autonoma elaborazione, che nasce dall’interrogazione della realtà e che da essa trae originalità e forza. Uno dei primi sintomi, che annunciano l’arrivo di un regime autoritario, dice la Arendt in “Ritorno in Germania”,è la scomparsa dei fatti. Il prevalere dell’opinione” (che può essere affermata, smentita,cambiata in ogni momento) cancella la verità dei fatti. Di questo dovremmo avere davvero paura. Bersani, nella campagna durante le primarie , ha cercato di utilizzare alcune parole d’ordine della tradizione di sinistra,in chiave di simboli. Si esprimevano ,sopratutto,in due aggettivi:”popolare” ,“radicato”.Avrebbero potuto essere il succo di un programma politico, ma evocavano simboli. Perché fossero un programma politico, Bersani avrebbe dovuto chiarire chi, nella realtà di oggi, faccia parte del “popolo”. A Rosarno, gli uomini neri protagonisti della disperata rivolta sono“popolo”?I Rosarnesi in rivolta, sono “popolo”? Perché il PD, che si vuole partito “popolare”, non era e non è lì, facendo registrare una presenza politicamente significativa, là dove di politica ce n’è così bisogno? Il “popolo viola” nato su FB, protagonista del No-B-Day, è incluso, nella nozione di “popolo”, che ha il PD? E a tal proposito:l’aggettivo”radicato”: radicato sul territorio. Internet è, per il PD, un territorio?”Territorio” ai tempi della globalizzazione, che significa? Se il PD vuole parlare dei problemi che assillano gli Italiani come più volte ha ribadito, per prima cosa dovrà dedicarsi allo smantellamento dei simboli che cancellano la realtà del paese. La battaglia politica, non può che essere , dunque,al contempo, una battaglia fortemente connotata in senso culturale. Solo battendosi perché la realtà dei fatti si affermi sui simboli (che è battaglia sull’informazione, sulla presenza, sulla testimonianza), il PD potrà davvero ancorarsi a un programma,capace di indicare come muoversi in funzione del futuro.
Marina Rezzonico
HAMID BAROLE ABDU, POETA AFRICANO, HA PARTECIPATO ALL’ INIZIATIVA DEL COMUNE SULL’INTEGRAZIONE (NOI GENTE CHE SPERA).
Hamid Barole Abdu è un poeta e performer nato nel 1953 in Asmara, Eritrea.
Vive in Italia dall'età di 21 anni . Attivista politico fugge dall'Africa per non rischiare l'impiccagione. Racconta lui stesso che appena giunto in Italia viveva semplicemente come un esule : aveva amici italiani - i compagni di lavoro politico - si vestiva come loro, ascoltava la stessa musica e leggeva i medesimi libri, perciò non aveva idea di essere un “extracomunitario”, non sapeva di rappresentare una diversa etnia.
Dopo un paio d'anni di permanenza in Italia deve per forza a rendersene conto perché i continui messaggi negativi , verbali e non verbali, che gli arrivano e lo feriscono gli mostrano che viene considerato “diverso”, questi messaggi sono per esempio una signora che istintivamente stringe la borsa quando lo vede, la difficoltà ad ottenere la casa in affitto, il fatto di essere respinto nei bar e nei negozi prima ancora di poter dire una parola. Capisce che realtà intorno a lui è ostile. Scrive nella poesia “La Fossa”: Non lo vedo
Non lo vedo il confine
Al di là del quale
Mi imprechi di restare”.
In un primo momento tutto questo gli provoca una crisi di identità .
Era arrivato in Italia da un paese africano ma viveva come i suoi coetanei italiani e si vestiva come loro, ascoltava la stessa musica, leggeva gli stessi libri allora perché lui era diverso ? Scrive nel 1996 “Akhira – io sradicato poeta per fame” un libro di denuncia, pieno di risentimento, tanto che alcuni critici lo hanno definito.
Ma Barole Abdu ha gli strumenti per capire e per trovare le parole così da poter raccontare agli altri quello che per molti versi è alienante e drammatico, sceglie la forma poetica come viatico per traghettare i suoi pensieri. Scrive “Sogni ed incubi di un clandestino”. Nel 2006 pubblica “ Seppellite il mio corpo in Africa” Da questi testi sono poi nati alcuni spettacoli e performance come “Scimmie verdi” , in cui Hamid Barole Abdu e Daniele Barbieri si scambiano l'identità: Hamid diventa un leghista che non vuole vedere immigrati e Daniele un eritreo arrivato in Italia.
Se al principio le sue parole sono piene di ribellione e rabbia, in seguito nel suo lavoro entrano anche toni più divertiti e ironici come nel vademecum per non farsi scambiare per un venditore di accendini se si sta in spiaggia con uno zaino e si ha la pelle scura.
Hamid Barole Abdu lavora anche come operatore psichiatrico, collabora con l'Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna per le problematiche relative all'immigrazione, con particolare riferimento al disagio psico-sociale. In qualità di esperto nelle politiche migratorie ed interculturali, Barole Abdu ha collaborato in varie Commissioni e Gruppi di lavoro (Ministero di Grazia e Giustizia, Sovrintendenza Scolastica Regionale, Tribunale dei Minori, Osservatorio sulla xenofobia), così come lo ha fatto in qualità di docente nella formazione degli operatori dei Servizi Socio Sanitari e nella formazione dei mediatori e facilitatori interculturali. Ha realizzato diversi progetti di ricerca e studi sul fenomeno immigratorio, pubblicando diversi articoli.
La testimonianza di Hamid Barole Abdu è molto importante perché offre a tutti noi la possibilità di condividere il suo punto di vista, è da qui che si comincia a costruire una cultura dell'integrazione. Per quanto si dica che l’Italia non sia un paese razzista, il razzismo in questo paese esiste ed è storicamente molto radicato: basti ricordare le leggi razziali del 1938 introdotte da Mussolini contro gli ebrei. Oggi assistiamo ad un ritorno sistematico di questo fenomeno.
È un razzismo più diffuso e più aggressivo, che gode di un’ampia legittimità istituzionale e di un consenso politico trasversale, la destra razzista più razionale è quella che dice: “Noi non abbiamo nulla contro gli stranieri, ma che vivano nella loro cultura a casa loro”, e un razzismo che assomiglia poco a quello che predicava la superiorità di una razza rispetto ad altre (Lo studioso di genetica Cavalli Sforza ha dimostrato come il patrimonio genetico di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro colore, sia praticamente identico smontando una volta per sempre il mito della superiorità di razza) ora il conflitto razziale si è radicato nello scontro di civiltà e di religioni.
E infine, ma non ultimo, si assiste alla nascita di quello che viene chiamato “Razzismo Economico”
Pochi hanno la coscienza che questo nuovo razzismo è tutto un problema economico perché vengono confusi e mescolati i termini: la Spagna, ad esempio, che si dichiara antirazzista, contratta coi governi nord africani l'importazione temporanea di lavoratori a basso costo. E' un razzismo che ha la funzione di mantenimento di lavoratori senza diritti nei posti più bassi della gerarchia sociale del paese. In Italia sarebbe interessante vedere se per una sola settimana scendessero in sciopero tutti quei lavoratori senza permesso di soggiorno (e per tanto senza contratto) dai campi, dai cantieri dalle fabbrichette cosa direbbe la base della Lega.
Generalmente l’immigrato è percepito come un potenziale fuorilegge; un nero che passeggia in un parco pubblico, ad esempio, è un potenziale spacciatore di droga. (Molti si ricordano il clamoroso caso, sollevato dalla stampa, dello studente ghanese di 22 anni – Emmanuel Bonsu – arrestato (perché scambiato per un pusher) e pestato a sangue da agenti della polizia municipale di Parma il 29 settembre del 2008. Il caso, dopo qualche timida critica e indignazione, era caduto nell’oblio.
È riemerso il 14 gennaio di quest’anno quando un magistrato ha ordinato l’arresto di quattro agenti con l’accusa di: arresto arbitrario, violenza privata, falso, sequestro di persona. Ma non sono in tanti a sapere dell’arresto dei poliziotti. La notizia è passata in sordina perché i media – quelli che fanno ascolto e opinione – dovevano rispettare la parola d’ordine, ovvero salvaguardare l’immagine delle istituzioni.)
Tutto questo intrecciarsi di fatti e contraddizioni ci dice come il razzismo nell'Europa del XXI secolo sia ancora più complesso che in passato, il razzismo infatti non ha colore, tutti possono essere razzisti.
Per combatterlo non servono buonismo o giustificazioni, va smascherato ovunque sia:quando ci troviamo di fronte a un cattolico che discrimina un musulmano, sia che ci sia un musulmano che usa violenza a un ebreo. Tutte le discriminazioni sono colpevoli. Il peggiore dei razzismi è negare a ogni persona la responsabilità dei propri atti. Perché noi tutti siamo uguali e quale che sia la nostra religione, provenienza o contesto culturale siamo chiamati a rispondere della legge universale che ci impone di rispettare la dignità del prossimo.
CINZIA MORACHIOLI
Vive in Italia dall'età di 21 anni . Attivista politico fugge dall'Africa per non rischiare l'impiccagione. Racconta lui stesso che appena giunto in Italia viveva semplicemente come un esule : aveva amici italiani - i compagni di lavoro politico - si vestiva come loro, ascoltava la stessa musica e leggeva i medesimi libri, perciò non aveva idea di essere un “extracomunitario”, non sapeva di rappresentare una diversa etnia.
Dopo un paio d'anni di permanenza in Italia deve per forza a rendersene conto perché i continui messaggi negativi , verbali e non verbali, che gli arrivano e lo feriscono gli mostrano che viene considerato “diverso”, questi messaggi sono per esempio una signora che istintivamente stringe la borsa quando lo vede, la difficoltà ad ottenere la casa in affitto, il fatto di essere respinto nei bar e nei negozi prima ancora di poter dire una parola. Capisce che realtà intorno a lui è ostile. Scrive nella poesia “La Fossa”: Non lo vedo
Non lo vedo il confine
Al di là del quale
Mi imprechi di restare”.
In un primo momento tutto questo gli provoca una crisi di identità .
Era arrivato in Italia da un paese africano ma viveva come i suoi coetanei italiani e si vestiva come loro, ascoltava la stessa musica, leggeva gli stessi libri allora perché lui era diverso ? Scrive nel 1996 “Akhira – io sradicato poeta per fame” un libro di denuncia, pieno di risentimento, tanto che alcuni critici lo hanno definito
Ma Barole Abdu ha gli strumenti per capire e per trovare le parole così da poter raccontare agli altri quello che per molti versi è alienante e drammatico, sceglie la forma poetica come viatico per traghettare i suoi pensieri. Scrive “Sogni ed incubi di un clandestino”. Nel 2006 pubblica “ Seppellite il mio corpo in Africa” Da questi testi sono poi nati alcuni spettacoli e performance come “Scimmie verdi” , in cui Hamid Barole Abdu e Daniele Barbieri si scambiano l'identità: Hamid diventa un leghista che non vuole vedere immigrati e Daniele un eritreo arrivato in Italia.
Se al principio le sue parole sono piene di ribellione e rabbia, in seguito nel suo lavoro entrano anche toni più divertiti e ironici come nel vademecum per non farsi scambiare per un venditore di accendini se si sta in spiaggia con uno zaino e si ha la pelle scura.
Hamid Barole Abdu lavora anche come operatore psichiatrico, collabora con l'Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna per le problematiche relative all'immigrazione, con particolare riferimento al disagio psico-sociale. In qualità di esperto nelle politiche migratorie ed interculturali, Barole Abdu ha collaborato in varie Commissioni e Gruppi di lavoro (Ministero di Grazia e Giustizia, Sovrintendenza Scolastica Regionale, Tribunale dei Minori, Osservatorio sulla xenofobia), così come lo ha fatto in qualità di docente nella formazione degli operatori dei Servizi Socio Sanitari e nella formazione dei mediatori e facilitatori interculturali. Ha realizzato diversi progetti di ricerca e studi sul fenomeno immigratorio, pubblicando diversi articoli.
La testimonianza di Hamid Barole Abdu è molto importante perché offre a tutti noi la possibilità di condividere il suo punto di vista, è da qui che si comincia a costruire una cultura dell'integrazione. Per quanto si dica che l’Italia non sia un paese razzista, il razzismo in questo paese esiste ed è storicamente molto radicato: basti ricordare le leggi razziali del 1938 introdotte da Mussolini contro gli ebrei. Oggi assistiamo ad un ritorno sistematico di questo fenomeno.
È un razzismo più diffuso e più aggressivo, che gode di un’ampia legittimità istituzionale e di un consenso politico trasversale, la destra razzista più razionale è quella che dice: “Noi non abbiamo nulla contro gli stranieri, ma che vivano nella loro cultura a casa loro”, e un razzismo che assomiglia poco a quello che predicava la superiorità di una razza rispetto ad altre (Lo studioso di genetica Cavalli Sforza ha dimostrato come il patrimonio genetico di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal loro colore, sia praticamente identico smontando una volta per sempre il mito della superiorità di razza) ora il conflitto razziale si è radicato nello scontro di civiltà e di religioni.
E infine, ma non ultimo, si assiste alla nascita di quello che viene chiamato “Razzismo Economico”
Pochi hanno la coscienza che questo nuovo razzismo è tutto un problema economico perché vengono confusi e mescolati i termini: la Spagna, ad esempio, che si dichiara antirazzista, contratta coi governi nord africani l'importazione temporanea di lavoratori a basso costo. E' un razzismo che ha la funzione di mantenimento di lavoratori senza diritti nei posti più bassi della gerarchia sociale del paese. In Italia sarebbe interessante vedere se per una sola settimana scendessero in sciopero tutti quei lavoratori senza permesso di soggiorno (e per tanto senza contratto) dai campi, dai cantieri dalle fabbrichette cosa direbbe la base della Lega.
Generalmente l’immigrato è percepito come un potenziale fuorilegge; un nero che passeggia in un parco pubblico, ad esempio, è un potenziale spacciatore di droga. (Molti si ricordano il clamoroso caso, sollevato dalla stampa, dello studente ghanese di 22 anni – Emmanuel Bonsu – arrestato (perché scambiato per un pusher) e pestato a sangue da agenti della polizia municipale di Parma il 29 settembre del 2008. Il caso, dopo qualche timida critica e indignazione, era caduto nell’oblio.
È riemerso il 14 gennaio di quest’anno quando un magistrato ha ordinato l’arresto di quattro agenti con l’accusa di: arresto arbitrario, violenza privata, falso, sequestro di persona. Ma non sono in tanti a sapere dell’arresto dei poliziotti. La notizia è passata in sordina perché i media – quelli che fanno ascolto e opinione – dovevano rispettare la parola d’ordine, ovvero salvaguardare l’immagine delle istituzioni.)
Tutto questo intrecciarsi di fatti e contraddizioni ci dice come il razzismo nell'Europa del XXI secolo sia ancora più complesso che in passato, il razzismo infatti non ha colore, tutti possono essere razzisti.
Per combatterlo non servono buonismo o giustificazioni, va smascherato ovunque sia:quando ci troviamo di fronte a un cattolico che discrimina un musulmano, sia che ci sia un musulmano che usa violenza a un ebreo. Tutte le discriminazioni sono colpevoli. Il peggiore dei razzismi è negare a ogni persona la responsabilità dei propri atti. Perché noi tutti siamo uguali e quale che sia la nostra religione, provenienza o contesto culturale siamo chiamati a rispondere della legge universale che ci impone di rispettare la dignità del prossimo.
CINZIA MORACHIOLI
martedì 23 febbraio 2010
lunedì 22 febbraio 2010
Incontro con Raffaella Paita
I Circoli PD di Castelnuovo Magra e di Ortonovo in vista delle elezioni Regionali del 28 e 29 Marzo p.v. organizzano incontri per conoscere i nostri candidati.
Siamo lieti di invitarti all’incontro con:
RAFFAELLA PAITA
PRESSO CA’ LUNAE BOSONI g.c.
SABATO 27 FEBBRAIO p.v.
ALLE ORE 11:00
Siamo lieti di invitarti all’incontro con:
RAFFAELLA PAITA
PRESSO CA’ LUNAE BOSONI g.c.
SABATO 27 FEBBRAIO p.v.
ALLE ORE 11:00
domenica 21 febbraio 2010
Risposta alla “lettera aperta” sulle possibilità di ampliamento negate (o presunte tali)
Circola nel territorio del nostro comune una “lettera aperta” sulle possibilità di ampliamento negate ai cittadini a firma di un consigliere comunale di minoranza, redatta a seguito di una decisione del Consiglio Comunale in merito all’applicazione del cosiddetto “Piano Casa”.
Sono doverose alcuni chiarimenti sul contenuto della missiva nella quale si afferma come l’Amministrazione operi con “disparità di trattamento” in base a elementi “irrilevanti quale l’anno di costruzione” degli edifici.
La legge regionale 49 del 3 novembre 2009, di carattere straordinario e di durata di 24 mesi, è finalizzata all’individuazione di “misure urgenti per il rilancio dell’attività edilizia e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico-edilizio”.
Con essa, vengono individuati i manufatti esistenti che possono essere ampliati e non prevede possibilità di ampliamento per tutti gli edifici. L’autore della lettera, forse “digiuno di nozioni urbanistiche”, pare non aver colto come le motivazioni delle esclusioni di alcuni edifici siano state dettate da precisi limiti dimensionali fissati dalla legge regionale stessa all’articolo 3, ove si afferma che le volumetrie che superano i 1000 metri cubi non possono beneficiare degli ampliamenti.
Con delibera di consiglio comunale, nel dicembre scorso, sono state individuate le parti del territorio in cui non trovano applicazione esclusivamente le previsioni di ampliamento della legge per motivi di tipo urbanistico, edilizio, paesaggistico ambientale e culturale (quali i territori di presidio ambientale, le aree di edifici con valore storico testimoniale, le aree collinari, ecc) e non già in virtù di un mero criterio temporale come erroneamente indicato nella “lettera aperta”.
L’Amministrazione pertanto non ha fatto altro che ottemperare a questo punto escludendo obbligatoriamente gli edifici superiori a tale volume che, nel caso del nostro comune, corrispondo alla quasi totalità degli edifici di nuova o recente costruzione, cioè realizzati in seguito all’approvazione del Piano Urbanistico Comunale, nel 2001.
Tale esclusione garantisce all’amministrazione un maggior controllo sulla qualità degli interventi edilizi, possibilità che sarebbe preclusa dalla realizzazione di ampliamenti in base alla legge regionale che opera in deroga agli strumenti urbanistici vigenti.
È evidente come l’Amminstrazione non abbia una “concezione tutta sua” in campo urbanistico come affermato nella lettera ma al contrario abbia operato, come sempre, nel pieno rispetto della normativa che in questo caso accoglie le indicazioni del governo nazionale. Questo sì, davvero pare avere idee del tutto particolari del rispetto dei luoghi e delle identità territoriali e delle regole elementari necessarie alla gestione della complessità delle strutture urbane.
Francesco Marchese
Nb: i testi tra virgolette sono citazioni della lettera
Sono doverose alcuni chiarimenti sul contenuto della missiva nella quale si afferma come l’Amministrazione operi con “disparità di trattamento” in base a elementi “irrilevanti quale l’anno di costruzione” degli edifici.
La legge regionale 49 del 3 novembre 2009, di carattere straordinario e di durata di 24 mesi, è finalizzata all’individuazione di “misure urgenti per il rilancio dell’attività edilizia e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico-edilizio”.
Con essa, vengono individuati i manufatti esistenti che possono essere ampliati e non prevede possibilità di ampliamento per tutti gli edifici. L’autore della lettera, forse “digiuno di nozioni urbanistiche”, pare non aver colto come le motivazioni delle esclusioni di alcuni edifici siano state dettate da precisi limiti dimensionali fissati dalla legge regionale stessa all’articolo 3, ove si afferma che le volumetrie che superano i 1000 metri cubi non possono beneficiare degli ampliamenti.
Con delibera di consiglio comunale, nel dicembre scorso, sono state individuate le parti del territorio in cui non trovano applicazione esclusivamente le previsioni di ampliamento della legge per motivi di tipo urbanistico, edilizio, paesaggistico ambientale e culturale (quali i territori di presidio ambientale, le aree di edifici con valore storico testimoniale, le aree collinari, ecc) e non già in virtù di un mero criterio temporale come erroneamente indicato nella “lettera aperta”.
L’Amministrazione pertanto non ha fatto altro che ottemperare a questo punto escludendo obbligatoriamente gli edifici superiori a tale volume che, nel caso del nostro comune, corrispondo alla quasi totalità degli edifici di nuova o recente costruzione, cioè realizzati in seguito all’approvazione del Piano Urbanistico Comunale, nel 2001.
Tale esclusione garantisce all’amministrazione un maggior controllo sulla qualità degli interventi edilizi, possibilità che sarebbe preclusa dalla realizzazione di ampliamenti in base alla legge regionale che opera in deroga agli strumenti urbanistici vigenti.
È evidente come l’Amminstrazione non abbia una “concezione tutta sua” in campo urbanistico come affermato nella lettera ma al contrario abbia operato, come sempre, nel pieno rispetto della normativa che in questo caso accoglie le indicazioni del governo nazionale. Questo sì, davvero pare avere idee del tutto particolari del rispetto dei luoghi e delle identità territoriali e delle regole elementari necessarie alla gestione della complessità delle strutture urbane.
Francesco Marchese
Nb: i testi tra virgolette sono citazioni della lettera
SENSO CIVICO!?
Senso civico!?
Ho l’abitudine, incoraggiato dai medici di cui sono non troppo scrupoloso paziente, di camminare quasi ogni giorno. Percorro a piedi le strade, i sentieri e i viottoli nel nostro paese, ma anche dei comuni limitrofi: Fosdinovo, Sarzana, Ortonovo e Ameglia. Durante queste passeggiate mi capita di osservare un po’ tutto quello che incontro.
Il panorama: splendido da qualsiasi parte lo si osservi. Mare, fiume, pianura, collina e Apuane in lontananza è una visione non facile da trovare altrove. Qualche anno fa una foto da Montemarcello che riproduceva la bassa vallata della Magra la trovai su una rivista americana con la seguente dicitura: Foce Magra, uno dei panorami più belli del mondo.
L’ambiente tutto sommato è ancora integro e la natura rispettata. Gli insediamenti abitativi però, pur essendo ben conservati i centri storici, proliferano in modo disordinato e architettonicamente discutibile (più negli altri comuni che nel nostro). Salendo in collina si osserva nella pianura una poco piacevole cementificazione a macchia di leopardo. Ma non è questa la parte peggiore dell’insieme…
Non ricordo quale uomo politico del nostro risorgimento disse :”Abbiamo fatto l’Italia. Ora dobbiamo fare gli italiani.” A quasi centocinquant’anni dall’unità pare che il populus italicus sia ancora in fase di gestazione.
Riferisco in ordine alfabetico, partendo dalla A, alcuni dei comportamenti più comunemente osservati nel noster civis.
Automobilista animalista. Inchioda l’auto al passaggio d’un gatto… nero. Cento metri più avanti evita per un pelo una anziana signora sulle strisce pedonali. Forse perché aveva un vestito a fiori.
Automobilista arrabbiato. Percorre a velocità sostenuta via Provinciale gridando al telefonino e gesticolando, non si sa con chi, abbandona il volante. Probabilmente ha innestato il pilota automatico.
Automobilista burlone. Scorazza per le vie del paese spaventando i pedoni con il muggito di un clacson. Per chi protesta ha sistemato sul lunotto posteriore un pupazzetto che manda a vaffa…..
Automobilista colto. Ogni mattina mentre va al lavoro legge il giornale guidando. Se ci arriva può raccontare ai colleghi le ultime novità di calcio.
Super colto: sulla autostrada Roma- Civitavecchia mi ha superato un baldo giovanotto molto concentrato… sulla lettura di un libro.
Automobilista ecologista. Viaggia con il sacchetto dell’immondizia sul cofano della macchina per non sporcare i tappetini interni, giunto in prossimità dei bidoni per la raccolta differenziata frena e il sacchetto ruzzola …in mezzo alla strada.
Altro automobilista ecologista. Viaggia con il sacchetto fuori dal finestrino giunto vicino ai bidoni lo lancia… Dove coio coio… Infatti rischio di prenderlo in faccia.
Automobilista frettolosa. Giovane signora con bambina a bordo e cellulare all’orecchio arriva sgommando davanti alle scuole. Scarica la pargola, baci, baci. Riparte sgommando il potente fuoristrada e continua a parlare al telefono. Una decalcomania sul finestrino posteriore dell’auto avverte: “Attenzione Jennifer a bordo.” Per sua fortuna, Jennifer, rimane parecchie ore a scuola.
Automobilista gasato. Con auto sportiva nuova, in pieno inverno, viaggia con il vetro del finestrino abbassato, il braccio sporgente, la sigaretta in una mano, con l’altra telefona al cellulare per far sapere che effetto che fa… muovere il volante con le ginocchia.
Automobilista impegnato. Mentre guida consulta una cartella di documenti e disegni parlando al telefono. Importante sarebbe la visura …stradale.
Automobilista musicologo. Viaggia su un’auto semisportiva a tutto gas e l’autoradio a tutto volume. Rintronante musica metal – rock che fa ascoltare, attraverso il telefonino, agli amici lontani e live agli storditi pedoni.
Automobilista metodico e pigro. Sistematicamente parcheggia la sua auto, di fronte a casa, sotto curva e in prossimità di un incrocio. Per una necessità urgente!?
Automobilista scrupoloso Opera una serie di manovre per parcheggiare in uno spazio segnato: durante il parcheggio danneggia la macchina accanto. Scende, valuta il danno alla sua auto, risale in macchina e se ne và……
Automobilista… valutate voi. Operando una manovra rapida ad un parcheggio danneggia vistosamente un’altra auto…assalito dallo scrupolo (perché visto),scende scrive su un biglietto un appunto e lo lascia sotto il tergicristallo. Bella dimostrazione di civismo …”Scusa per il danno ma chi sono non te lo dico!”
Siamo alla A di automobilista immaginate quante cose dovrò ancora osservare, gambe permettendo, prima di arrivare alla Z di zuzzurellone.
Pino Marchini
Ho l’abitudine, incoraggiato dai medici di cui sono non troppo scrupoloso paziente, di camminare quasi ogni giorno. Percorro a piedi le strade, i sentieri e i viottoli nel nostro paese, ma anche dei comuni limitrofi: Fosdinovo, Sarzana, Ortonovo e Ameglia. Durante queste passeggiate mi capita di osservare un po’ tutto quello che incontro.
Il panorama: splendido da qualsiasi parte lo si osservi. Mare, fiume, pianura, collina e Apuane in lontananza è una visione non facile da trovare altrove. Qualche anno fa una foto da Montemarcello che riproduceva la bassa vallata della Magra la trovai su una rivista americana con la seguente dicitura: Foce Magra, uno dei panorami più belli del mondo.
L’ambiente tutto sommato è ancora integro e la natura rispettata. Gli insediamenti abitativi però, pur essendo ben conservati i centri storici, proliferano in modo disordinato e architettonicamente discutibile (più negli altri comuni che nel nostro). Salendo in collina si osserva nella pianura una poco piacevole cementificazione a macchia di leopardo. Ma non è questa la parte peggiore dell’insieme…
Non ricordo quale uomo politico del nostro risorgimento disse :”Abbiamo fatto l’Italia. Ora dobbiamo fare gli italiani.” A quasi centocinquant’anni dall’unità pare che il populus italicus sia ancora in fase di gestazione.
Riferisco in ordine alfabetico, partendo dalla A, alcuni dei comportamenti più comunemente osservati nel noster civis.
Automobilista animalista. Inchioda l’auto al passaggio d’un gatto… nero. Cento metri più avanti evita per un pelo una anziana signora sulle strisce pedonali. Forse perché aveva un vestito a fiori.
Automobilista arrabbiato. Percorre a velocità sostenuta via Provinciale gridando al telefonino e gesticolando, non si sa con chi, abbandona il volante. Probabilmente ha innestato il pilota automatico.
Automobilista burlone. Scorazza per le vie del paese spaventando i pedoni con il muggito di un clacson. Per chi protesta ha sistemato sul lunotto posteriore un pupazzetto che manda a vaffa…..
Automobilista colto. Ogni mattina mentre va al lavoro legge il giornale guidando. Se ci arriva può raccontare ai colleghi le ultime novità di calcio.
Super colto: sulla autostrada Roma- Civitavecchia mi ha superato un baldo giovanotto molto concentrato… sulla lettura di un libro.
Automobilista ecologista. Viaggia con il sacchetto dell’immondizia sul cofano della macchina per non sporcare i tappetini interni, giunto in prossimità dei bidoni per la raccolta differenziata frena e il sacchetto ruzzola …in mezzo alla strada.
Altro automobilista ecologista. Viaggia con il sacchetto fuori dal finestrino giunto vicino ai bidoni lo lancia… Dove coio coio… Infatti rischio di prenderlo in faccia.
Automobilista frettolosa. Giovane signora con bambina a bordo e cellulare all’orecchio arriva sgommando davanti alle scuole. Scarica la pargola, baci, baci. Riparte sgommando il potente fuoristrada e continua a parlare al telefono. Una decalcomania sul finestrino posteriore dell’auto avverte: “Attenzione Jennifer a bordo.” Per sua fortuna, Jennifer, rimane parecchie ore a scuola.
Automobilista gasato. Con auto sportiva nuova, in pieno inverno, viaggia con il vetro del finestrino abbassato, il braccio sporgente, la sigaretta in una mano, con l’altra telefona al cellulare per far sapere che effetto che fa… muovere il volante con le ginocchia.
Automobilista impegnato. Mentre guida consulta una cartella di documenti e disegni parlando al telefono. Importante sarebbe la visura …stradale.
Automobilista musicologo. Viaggia su un’auto semisportiva a tutto gas e l’autoradio a tutto volume. Rintronante musica metal – rock che fa ascoltare, attraverso il telefonino, agli amici lontani e live agli storditi pedoni.
Automobilista metodico e pigro. Sistematicamente parcheggia la sua auto, di fronte a casa, sotto curva e in prossimità di un incrocio. Per una necessità urgente!?
Automobilista scrupoloso Opera una serie di manovre per parcheggiare in uno spazio segnato: durante il parcheggio danneggia la macchina accanto. Scende, valuta il danno alla sua auto, risale in macchina e se ne và……
Automobilista… valutate voi. Operando una manovra rapida ad un parcheggio danneggia vistosamente un’altra auto…assalito dallo scrupolo (perché visto),scende scrive su un biglietto un appunto e lo lascia sotto il tergicristallo. Bella dimostrazione di civismo …”Scusa per il danno ma chi sono non te lo dico!”
Siamo alla A di automobilista immaginate quante cose dovrò ancora osservare, gambe permettendo, prima di arrivare alla Z di zuzzurellone.
Pino Marchini
mercoledì 17 febbraio 2010
RACCOLTA FIRME PER LISTA PD REGIONALI
Sabato 20 febbraio dalle ore 9.00 alle 12.00 sarà presente un banchetto del PD al centro commerciale, vicino al CONAD, per raccogliere le firme per presentare la lista del PD per le regionali. Chi è residente a Castelnuovo Magra è invitato a venire a firmare.
sabato 6 febbraio 2010
FESTA DEL TESSERAMENTO 2010

Cara/o iscritta/o,
stiamo vivendo uno dei periodi più difficili della storia del nostro paese. La crisi economica ha accentuato le difficoltà strutturali della nostra fragile economia reale. Il nostro paese sta sempre più invecchiando e sempre meno lavorando e se a questo aggiungiamo il freno delle economie mafiose che deturpano ancor più l’economia reale, capiamo bene che così non si potrà più andare avanti. Il Partito Democratico sta lavorando alla creazione di una proposta di governo alternativa a quella populista-antidemocratica che sta governando il nostro paese. Noi pensiamo che per prima cosa si debba puntare sullo sviluppo delle economie verdi che servirebbero al nostro paese per un triplice scopo, sia in termini d’occupazione, sia in termini di salvaguardia dell’ambiente, che in termini di produzione energetica, altra grande carenza del nostro paese. Il lavoro e l’occupazione sono la nostra priorità e le politiche che vogliamo mettere in campo ne saranno la conseguenza, perché quando si parla di lavoro si parla anche di stato sociale e di famiglia. Oggi, purtroppo, o per fortuna, il più grande degli ammortizzatori sociali del nostro paese è proprio la famiglia, ma se non si creano le condizioni per un’economia sana che crei occupazione stabile non si riuscirà più a mantenere i livelli minimi di stato sociale e non si avranno più le risorse per le pensioni. L’economia reale e l’invecchiamento della popolazione sono il tema, perché se non si attivano politiche di lunga prospettiva investendo su istruzione e ricerca, su un modello economico diverso e se non si effettuerà la riforma del sistema stato, riducendo gli sprechi dei fondi pubblici, applicando una vera lotta al sistema mafioso e all’evasione fiscale ci ritroveremmo nel futuro a tagli indiscriminati, per far fronte ad un debito pubblico a livello di paesi sottosviluppati, con conseguenze gravissime per il nostro stato sociale. In questo contesto si inseriscono le elezioni regionali del prossimo marzo che vedranno coinvolta anche la nostra regione. Noi candidiamo l’attuale Presidente della giunta regionale Claudio Burlando che durante questi 5 anni di governo ha dimostrato d’aver mantenuto le promesse fatte agli elettori, mentre la destra candiderà nuovamente Biasotti che fu Presidente dal 2001 al 2005 provocando un buco nei conti della sanità di 852 Milioni di € mettendo a rischio commissariamento la nostra regione. Oggi abbiamo la possibilità, dopo 5 anni di governo, di presentarci ai cittadini con il riordino dei conti della sanità senza la necessità di reintrodurre Ticket. Ora serviranno i prossimi 5 anni per ammodernare e rendere a misura di cittadino la sanità ligure, riducendo sempre più le lunghe liste d’attesa ormai non più sopportabili. Ma la sfida in Liguria sarà anche su un modello di sviluppo economico e sociale sostenibile che è stato messo in campo in questi 5 anni in tutta la Liguria da Ventimiglia a Ortonovo, un attenzione da parte del governo regionale a tutti i territori che speriamo sia ricompensata dal risultato elettorale. In questo contesto difficile c’è sempre più bisogno del Partito Democratico e del suo popolo come garanzia di una vera alternativa popolare alla destra. Il nostro Partito è composto da: 831.042 iscritti, 342 parlamentari, 7.221 circoli, 3.000 feste, 3.102.709 votanti alle primarie, 53.062 giovani democratici, 30.000 amministratori , 12.424.536 elettori alle politiche. Tu, cara/o iscritta/o, fai parte di quelle persone che hanno deciso di non voltare la faccia dall’altra parte ma invece di provare a dare il proprio contributo per la democrazia del nostro paese, quindi ti invito alla Festa del Tesseramento che si terrà domenica 14 Febbraio dalle ore 09.30 alle 13.00 presso il Circolo PD via Della Resistenza N°47 Molicciara.
Il segretario PD Castelnuovo Magra Andrea Neri
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